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Elezioni Regionali, meno ventiquattro giorni: campagna elettorale col rischio (VIDEO)

Da oggi, primo giorno lavorativo del 2020, la campagna elettorale per le elezioni regionali in Calabria entra ufficialmente nel vivo. Ma oltre a guardare a se stessi ed a tentare di spiegare meglio che si può i propri programmi i quattro schieramenti e le 14 liste devono provare ad arginare il fuoco amico, o perlomeno, il possibile sgambetto di quelli che una volta stavano dalla stessa parte della barricata ed ora, perché accantonati, e dunque delusi e magari desiderosi di condividere il male comune, non disdegnerebbero di giocare un brutto scherzo agli ex colleghi. Rischio oltretutto più alto dato che a causa delle liti e delle spaccature che l’hanno caratterizzata fino a prima di Natale, quando finalmente sono stati individuati i candidati e si sono registrati i ritiri dei due Marii, Oliverio ed Occhiuto, la campagna elettorale parte con forte ritardo.

L’unico che non ha di questi problemi è Carlo Tansi: l’ex capo della Protezione civile calabrese è leader incontrastato, dalle tre liste che lo affiancano non si aspetta altro che appoggio incondizionato. È invece proprio nelle due grandi coalizioni, centrodestra e centrosinistra, che sono o potrebbero essere possibili clamorose manovre dietro le quinte, che alla fine potrebbero anche spostare equilibri che appaiono assolutamente instabili. La frattura fra i fratelli Occhiuto e la candidata Jole Santelli sembra essere stata composta, ma al di là della facciata i rapporti tra le parti non possono essere idilliaci. Occhiuto sa che non è colpa della Santelli se la sua candidatura è stata bocciata, ma ha preso male la designazione di una persona che gli era sempre stata molto vicina, vivendola come uno scavalcamento. Può il risentimento personale essere così forte da indurre gli Occhiuto a remare contro? La risposta immediata all’appello di Berlusconi, dopo il quale il sindaco di Cosenza si è subito riallineato alla decisione del centrodestra unito, parrebbe sufficiente ma non si può escludere che parte della base abbia mal sopporti l’epilogo della lunga trattativa per la candidatura alla presidenza.

Più o meno quello che potrebbe succedere anche ai più intransigenti elettori di centrosinistra. Mario Oliverio alla fine è tornato a casa, ma sulla fedeltà assoluta al candidato Pippo Callipo di tutta la composita e disomogenea pattuglia di liste che erano pronte a sostenerlo nessuno può giurare. E poi, ci sarebbe anche quella questioncina sulla trasparenza e la pulizia delle liste, in nome della quale Callipo ha preteso ed ottenuto l’espunzione di alcuni candidati, indagati, ex indagati o prosciolti, vicini proprio al presidente uscente: si tratta di personaggi che possono contare su un proprio bacino di voti che non è affatto detto si riversi automaticamente, il 26 gennaio, sull’imprenditore ittico.

Infine, il Movimento Cinquestelle. Si sa che la candidatura del professor Aiello non è stata unanimemente condivisa, come ha testimoniato la chiara ma affatto netta espressione degli iscritti alla piattaforma Rousseau. Di sicuro, tuttavia, il pericolo di diserzioni e pugnalate alle spalle è molto più basso rispetto a quello che corrono i due favoriti per la carica più alta.

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