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Emettevano fatture per finte prestazioni sanitarie: arrestate 3 persone e indagate altre 208 (VIDEO)

La Guardia di Finanza ha proceduto anche al sequestro di 700mila euro circa

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha colpito un fenomeno criminale di vaste proporzioni con cui sono state depauperato le casse dello Stato, con la sottrazione illecita di ingenti risorse alla spesa pubblica, falsificando le attestazioni di spese sanitarie, mai sostenute, per un importo totale di 10 milioni di euro. I dati fiscali della totalità dei contribuenti compiacenti e dei relativi sostituti d’imposta sono stati acquisiti anche grazie allo S.C.I.C.O. in vista di un potenziale coinvolgimento della locale criminalità organizzata.

Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale coercitiva degli arresti domiciliari nei confronti di 3 soggetti e della misura cautelare reale del sequestro preventivo nei confronti di una numerosissima platea di soggetti accusati a vario titolo di emissione di fatture per operazioni inesistenti, di presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e di truffa ai danni dello Stato.

In particolare, agli arresti domiciliari sono finiti E.A. (cl’ 70), consulente del lavoro operante in Reggio Calabria, Villa San Giovanni (RC), Novara e Brescia, M.M. (cl’ 76) e C.M.V.S. (cl’ 81), titolare di un noto C.A.F. cittadino, mentre il sequestro preventivo è stato disposto, a vario titolo, oltre che nei confronti dei tre sodali, anche nei confronti di ulteriori 157 soggetti, che beneficiavano, corrispondendo una percentuale dei rimborsi indebitamente percepiti dallo stato, dei servigi dei tre componenti l’associazione criminale. Nei confronti dei 3 sodali è stato disposto, inoltre, il sequestro di circa 170 mila euro, importo equivalente ai proventi dell’attività criminale: nelle casse dell’erario sono finiti anche 27 beni immobili (4 fabbricati e 23 terreni) e 2 autoveicoli.

L’attività d’indagine, avviata dai finanzieri reggini nel corso del 2017, ha permesso di accertare l’utilizzo di false attestazioni di spese sanitarie (in realtà mai sostenute), per un totale certificato che rasenta i 10 milioni di euro, da parte di una vastissima platea di contribuenti che, utilizzando fatture per operazioni inesistenti, hanno indebitamente percepito direttamente in busta paga con la liquidazione annuale del modello 730, al netto della franchigia, un rimborso pari al 19% delle spese falsamente attestate. Scovato un consolidato e ben collaudato sistema fraudolento in cui i contribuenti infedeli, rivolgendosi ai tre odierni arrestati, ricevevano fatture di spese sanitarie mai effettuate, per importi di tutto rilievo, in cambio della corresponsione di una parte del rimborso indebitamente percepito utilizzando i documenti fiscali artefatti nelle rispettive dichiarazioni fiscali. I “furbetti delle fatture”, affidandosi ad appositi CC.A.F. per la redazione e l’invio dei modelli dichiarativi fiscali, tra i quali il C.A.F. di uno degli arrestati, da oltre un decennio, ha indebitamente conseguito ingenti rimborsi ai fini dell’I.R.PE.F.: le prime fatture ritrovate risalgono, infatti, al lontano 2008. La genesi dell’attività d’indagine è da ricondurre a una serie di approfondimenti investigativi nei confronti di due contribuenti, i quali avevano portato in detrazione ingenti somme di denaro relative a presunte spese mediche dagli stessi sostenute. Al termine delle attività, i finanzieri avevano scoperchiato un vero e proprio “vaso di Pandora”: sono stati sequestrati, infatti, decine di blocchetti di ricevute relative a spese mediche, liste di soggetti, biglietti manoscritti e prospetti elettronici riferite a quasi un migliaio di potenziali “clienti beneficiari” dei servigi del sodalizio criminale.

L’analisi di tutta la documentazione acquisita ha dato, infatti, risultati assolutamente sorprendenti: i blocchetti di fatture sequestrati recavano timbri riconducibili a circa 60 medici inconsapevoli e gli elenchi, i biglietti manoscritti e i prospetti elettronici altro non erano che la “contabilità” dell’associazione criminale, dove erano indicati meticolosamente tutti i contribuenti infedeli, il prezzo corrisposto ai sodali per l’emissione delle fatture false e, persino, le percentuali di riparto dell’illecito guadagno per ciascuno dei tre associati. Tra la documentazione acquisita, attiravano l’attenzione dei finanzieri, tra gli altri, dei fogli in cui il sodale E.A. aveva affinato la propria tecnica da amanuense del falso con evidente vena artistica: centinaia di timbri di professionisti del settore sanitario impressi su fogli bianchi con altrettante centinaia di “prove” di sigle dei medici, perfezionate tentativo dopo tentativo, affinché fossero più simili possibile alle sottoscrizioni autentiche. Si è poi riscontrato che i contribuenti, nella piena consapevolezza dell’attività fraudolenta, indicavano, spesso per nucleo familiare (quindi con dichiarazioni distinte di entrambi i coniugi), spese sanitarie per importi dai 10.000 euro in su, per ottenere indebiti rimborsi minimi, quindi, che partivano dai 2000 euro.

Analizzato l’intero scenario delineatosi, il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale agli arresti domiciliari per i tre realizzatori del sodalizio criminoso messo in piedi e un contestuale decreto di sequestro preventivo per equivalente del prezzo del reato e del profitto del reato nei confronti di 160 soggetti, per un ammontare complessivo pari a circa euro 700.000, a cui è stata data prontamente esecuzione, da parte dei finanzieri reggini, con l’organizzazione di un dispositivo d’intervento efficiente e tempestivo. L’intesa istituzionale affinata nel corso delle attività tra Guardia di Finanza ed Agenzia delle Entrate ha consentito l’accertamento e al recupero degli indebiti rimborsi percepiti dai contribuenti infedeli, per un totale di circa 2 milioni di euro.

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