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Faida di Platì, sette arresti per omicidio e lupara bianca

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Sarebbero coinvolte nella faida di Platì le sette persone arrestate dai Carabinieri del Ros su richiesta della Dda. Le persone accusate devono rispondere, a vario titolo, di un omicidio e quattro casi di lupara bianca con l’aggravante del metodo mafioso, commessi nella faida tra le famiglie Marando e Trimboli che insanguinò Platì tra la fine degli anni ’90 ed i primi anni 2000.

I provvedimenti sono stati notificati a Rosario Barbaro, Saverio Trimboli, Domenico Trimboli e Bruno Polito – già fermati il 25 maggio scorso – e a Rocco Trimboli, Antonio Spagnolo e Natale Trimboli che erano già detenuti per altra causa. Le indagini del Ros, con i carabinieri di Platì e dei Cacciatori, hanno preso il via dalla scomparsa nel 2002 di Pasquale Marando; secondo l’accusa fu ucciso ed il suo corpo fatto sparire da esponenti dei Trimboli con l’autorizzazione di Rosario Barbaro, capo del “locale” di Platì, intenzionato a ridimensionare i Marando che insidiavano la sua leadership.

L’omicidio fu l’atto finale della violenta faida scatenatasi nell’ambito della cosca Marando-Trimboli per contrasti nella gestione e la spartizione dei proventi del traffico internazionale di droga che avevano portato i Marando a colpire duramente i Trimboli per riaffermare la loro supremazia nell’ambito del sodalizio mafioso. La faida finì dopo l’intervento della struttura sovraordinata del “Crimine”. Le indagini del Ros hanno consentito di fare luce su un omicidio e quattro casi di lupara bianca, maturati nell’ambito della faida. Il primo omicidio risale al gennaio del 1997, quando ignoti assassinarono a colpi di pistola Ferdinando Virgara. L’omicidio, secondo l’accusa, già si inseriva nelle complesse dinamiche criminali che coinvolgevano Pasquale Marando, convinto dai fratelli Trimboli del fatto che Virgara avesse avuto un ruolo nell’assassinio del fratello, Francesco Marando, avvenuto in Piemonte. Al delitto seguirono tre casi di lupara bianca, con la scomparsa di Antonio Giuseppe Trimboli, nel luglio 2001, e Rosario Trimboli che fu ucciso insieme a Saverio Trimboli nel novembre dello stesso anno. I loro corpi non sono mai stati ritrovati. Dalle indagini, secondo l’accusa, è emerso che l’uccisione dei tre Trimboli fu decisa e attuata da Pasquale Marando per ribadire la sua supremazia sulla cosca Trimboli e perché Marando si era convinto che i Trimboli lo avessero volutamente indotto in errore, accusando falsamente Ferdinando Virgara di responsabilità nell’omicidio del fratello. Infine, l’uccisione di Pasquale Marando, con occultamento del cadavere, ad oggi non ancora ritrovato, fu attuata nel gennaio 2002 da Saverio Trimboli, inteso “Savetta”, fratello di Antonio Giuseppe e Rosario, con il concorso di altri esponenti della cosca Trimboli e con l’assenso di Rosario Barbaro. L’omicidio fu compiuto a colpi di pistola all’interno di un’abitazione di Platì, dove Marando, all’epoca latitante, era stato portato per partecipare ad una riunione che sancisse un chiarimento con i Trimboli.

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