domenica, 21 luglio 2024

Fase 3: riaprono i confini regionali, ma il virus non è sconfitto (VIDEO)

A quasi tre mesi dall’inizio del lockdown, e dopo 33.530 morti, cade un altro dei divieti ancora in vigore: da oggi, infatti, si torna a circolare liberamente in tutta Italia “senza condizioni”, ed i cittadini dell’area Schengen e della Gran Bretagna potranno entrare nel nostro paese senza obbligo di quarantena e senza altre restrizioni che non siano quelle in vigore per tutti: divieto di assembramento, mantenimento delle distanze interpersonali ed uso della mascherina nei luoghi chiusi. La riapertura dei confini regionali non significa però che il virus è sconfitto, come dicono i numeri: nonostante i decessi, 55, ieri abbiano fatto registrare il dato più basso dal 2 marzo scorso, le persone positive scese al di sotto della soglia 40 mila ed i 160 mila guariti, i contagi tornano a salire: l’incremento c’è stato, visto che da 178 casi sì è arrivati a 318 soprattutto nel nord-ovest, con Lombardia, Piemonte e Liguria che ne hanno fatti registrare 259 su 318, più dell’81%. La Lombardia, da sola, ne ha il 58,8%. Oggi dunque inizia la Fase 3, che tuttavia non sarà ancora la normalità che tutti conoscevamo prima del 20 febbraio. Una fase più complessa in cui saranno fondamentali, forse più di prima, i comportamenti ed il senso di responsabilità degli italiani. Ci sono novità che riguardano le stazioni ferroviarie: da oggi è diventata obbligatoria la misurazione della temperatura per chi viaggia con l’Alta Velocità o con gli intercity, ed a chi ha più di 37,5° non sarà consentito l’accesso a bordo del treno. Inoltre, nelle stazioni ci saranno ingressi dedicati. Fondamentale, in questa nuova fase, sarà anche la capacità dei sistemi sanitari regionali di individuare nel più breve tempo possibile nuovi casi ed isolare eventuali nuovi focolai. Ogni regione potrà agire autonomamente, sempre nel rispetto delle misure decise a livello nazionale, e decidere attraverso quale strumento aumentare o migliorare i controlli. Lo stesso ministro degli affari regionali, Boccia, ha detto che è giusto che ogni presidente di regione rafforzi i propri sistemi di controllo e di prevenzione sanitaria. A tal proposito, c’è chi si è attrezzato col contact tracing, come il Lazio, chi con una app regionale, come la Sicilia, chi con un questionario ed una piattaforma per la registrazione di chi arriva, come la Sardegna. Dalla prossima settimana, inoltre, sarà in funzione ‘Immuni’, la app scelta dal governo: dall’8 giugno, nelle quattro regioni in cui partirà la sperimentazione, vale a dire Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia, dopo pochi giorni nel resto d’Italia. Per far comprendere il vantaggio di scaricare l’app, l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task-force anti-Covid pugliese, su Facebook ha scelto una strategia passiva-aggressiva: “ho studiato bene come funziona – ha scritto – e vi consiglio di non scaricarla se non siete interessati a sapere di essere entrati in contatto con un soggetto positivo al coronavirus, e dunque potenzialmente contagioso, o se non avete a cuore la vostra salute e quella di chi è vicino. In tutti gli altri casi, usatela”.