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Fatture pagate due volte dall’Asp, la clinica privata era stata sequestrata nel 2017

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Villa Aurora, la casa di cura al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di finanza che ha portato all’emissione di 10 avvisi di conclusione indagini, è stata sequestrata nel maggio dello scorso anno. Il sequestro, che ha riguardato il 95% del capitale sociale e l’immobile sede della stessa struttura, è stato disposto dopo che, nell’ambito della stessa indagine, sono stati accertati episodi di distrazione delle disponibilità patrimoniali e finanziarie dell’impresa ad opera di soci e rappresentanti legali succedutisi a partire dal 2014. In particolare, dalla ricostruzione effettuata dalla guardia di finanza, era emerso che nell’agosto del 2014, il 95% del capitale sociale della “Villa Aurora S.p.A.” pari a 1.120.000 euro, era stato ceduto alla “Gruppo Sant’Alessandro S.p.A.” con sede a Frosinone costituita nell’aprile 2014, con un capitale di 120.000 dei quali versati solo 30.000, ripartito tra due soci pattuendo per la vendita un pagamento rateale. A garanzia del pagamento delle azioni era stata accertata la presenza di una fidejussione rilasciata da un intermediario finanziario, dichiarato fallito nel 2015 con sentenza del Tribunale di Roma. Successivamente, con vari bonifici, Villa Aurora avrebbe erogato alla capogruppo un finanziamento per complessivi 1.242.010 euro, nonostante la crisi economica della casa di cura che aveva nel frattempo portato all’applicazione del contratto di solidarietaà tra i dipendenti che avevano rinunciato al 20% della retribuzione. Nell’ottobre 2016 la capogruppo ha poi venduto il proprio pacchetto azionario della casa di cura per 1.420.000 euro alla “Grs S.r.l. Unipersonale” con sede a Sora (Frosinone), il cui socio unico era, peraltro, uno dei soci della stessa capogruppo. Le ingenti perdite della “Villa Aurora S.p.A.” avevano portato all’azzeramento del capitale con conseguente trasformazione in Srl, con capitale sociale di 10.000 euro. Da ultimo, nel maggio 2017, la quota del 95% era stata nuovamente ceduta a favore di un ulteriore soggetto ritenuto “etero-diretto” dal principale indagato ed erano emerse ulteriori condotte volte ad ostacolare l’attività dell’organo di controllo. Alla luce degli elementi investigativi sono stati indagati per false comunicazioni sociali, truffa aggravata e appropriazione indebita soci ed amministratori che nel corso del tempo si sono succeduti nella gestione e amministrazione della casa di cura ritenuti responsabili di avere depauperato il patrimonio della stessa. Dopo il sequestro è stato nominato un amministratore giudiziario. (Ansa)

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