domenica, 21 luglio 2024

Ferrovie: Salvini nega, ma i tagli ci sono eccome. Ecco cosa è previsto per la Calabria

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Va bene che la politica è l’arte della dissimulazione, ma c’è un limite a tutto. Possibile mai che dire una cosa ed il suo opposto sia diventato normale, accettabile, tollerabile? Quando c’è di mezzo Matteo Salvini, poi, il pensiero sconfina nell’antifrasi, e con essa si fonde. Era già da un paio di settimane che si parlava di tagli ad alcune opere pubbliche del Centro e del Sud e di spostamento di risorse per garantire opere previste nelle regioni del Nord, in particolare in Lombardia, Piemonte e Veneto, inserite nel Pnrr e nei contratti di programma, soprattutto sul fronte ferroviario. Ieri, un articolo apparso su Repubblica, e nel quale peraltro si dettagliavano le opere definanziate, ha ridato corpo alla polemica, che a stento il ministero delle infrastrutture e la Lega tentano ora di spegnere.

Fra le opere a rischio definanziamento, ci sono anche la velocizzazione della linea ferroviaria Lamezia Terme-Catanzaro e della tratta Sibari-Porto Salvo: il pretesto per i tagli è che si tratta di interventi per i quali lo stato progettuale non consente di bandire le gare entro il 2023, e fra essi sono compresi anche la Roma-Pescara, il raddoppio della Falconara-Orte, la chiusura dell’anello ferroviario di Roma ed anche la linea Firenze-Pisa, che starebbe al Nord ma in una regione, la Toscana, che a Salvini ed alla Lega ha sempre regalato pochissime soddisfazioni. C’è da dire che il pacchetto delle opere depennate è stato confezionato d’intesa con Reti ferroviarie italiane e col ministero dell’economia.

Una rimodulazione complessiva del valore di 2 miliardi e mezzo di euro, insiste oggi Repubblica, secondo la quale quella di Salvini sarebbe una vera caccia ai fondi condotta senza fare rumore che rischia pure di accentuare il divario infrastrutturale fra Nord e Sud, come sostiene il deputato pisano del Pd, Marco Simiani, che è stato tra i più attivi e che ha firmato l’interrogazione parlamentare che alcune settimane fa ha iniziato a sollevare la questione. Simiani chiede quale sia la ratio alla base delle scelte di un ministro che da un lato sta conducendo una campagna mediatica forsennata per un’opera onirica, il ponte sullo Stretto, e dall’altro trasferisce soldi veri, già disponibili, per opere sulla cui realizzabilità non esistono dubbi. E poi, dove si andranno a scovare i soldi per garantire la copertura dei bandi per le opere del Centro e del Sud che rischiano di saltare.

Ma venendo alla sostanza: i tagli ci sono o non ci sono? La risposta è sì, e sono anche stati messi nero su bianco in un’informativa che il ministero delle infrastrutture ha inviato al dipartimento per la programmazione ed il coordinamento della politica economica. Di più: nel testo del documento si fa apertamente riferimento alla necessità di trovare risorse per opere che, seppure inserite nel Pnrr, rischiano di arenarsi per mancanza di copertura economica. Del resto, ieri a fine giornata è stato proprio il ministero a confermare, e nemmeno indirettamente, i tagli: nel comunicato di Piazzale Porta Pia si legge, infatti, che nessuna opera è stata cancellata, ma al massimo avrà bisogno di essere finanziata con altri fondi. Dopo i 40 milioni di euro di fondi Cipess per elettrificare la linea Catanzaro Lido-Reggio Calabria, si tratta della seconda sottrazione di fondi destinati al settore ferroviario che la Calabria subisce da quando si è insediato il governo Meloni. Il tutto, c’è da aggiungere, nel silenzio del centrodestra calabrese, il che è forse il dato politicamente più amaro di tutta la vicenda.