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Festa della donna: cosa è rimasto di questo 8 marzo?

(la mimosa, simbolo stereotipato dell'8 marzo)

Alla fine la manifestazione “Chi offende la dignità della donna?”, promossa dalla Lega Salvini Premier di Crotone per la serata di ieri, non si è tenuta. Doveva essere – a quanto carpito – un momento d’incontro sulla scia dell’ormai “famoso” volantino che ha fatto il giro del mondo, visto che ne ha parlato anche la stampa estera, distribuito qualche giorno fa proprio dalla sezione crotonese del partito del vicepremier. Con quest’ultimo, tra l’altro, dissociatosi su alcuni punti dello stesso volantino.

«La decisione di non tenere la manifestazione – ha detto all’Ansa il segretario della Lega di Crotone, Giancarlo Cerrelli – è stata concordata con i vertici della Lega per evitare inutili strumentalizzazioni». Qualcosa stona in queste dichiarazioni: e se fosse stato un ordine ben preciso dall’alto affinchè si evitasse un ulteriore autogol? Non dimentichiamoci che a brevissimo si tornerà alle urne per le elezioni Europee e Comunali, e più in là per le Regionali, e sicuramente questo volantino non ha fatto pigna, ma anzi ha creato – probabilmente – più “odio” verso la Lega. Come al contrario, quello stesso “odio”, sentimento vomitato verso migranti e gay proprio dai simpatizzanti del partito di Salvini che spopolano sui social network.

Ieri sera a Crotone si è tenuto parallelamente alla mobilitazione della Lega – ma in due luoghi diversi – un sit-in organizzato dal collettivo Non una di meno, a difesa dei diritti di genere, volto alla sensibilizzazione contro ogni forma di violenza contro le donne, “contro ogni tentativo di riportare le donne ad uno stato di sudditanza e subalternità”. Un momento di riflessione che ha visto la partecipazione di una settantina di persone; il pensiero è andato anche alla posizione assunta dal Carroccio crotonese: «si è arroccata su posizioni oscurantiste – ha dichiarato Mariarita Lamanna del coordinamento crotonese Non una di meno – ribadendo un ruolo della donna sempre più marginale, dimenticando anni di storia, parlando contro il movimento femminista. Noi non possiamo tollerare tutto ciò; mi auguro che i vertici della Lega nazionale si stacchino sempre più da queste posizioni. Voglio ricordare anche che Non una di meno è vicino alle problematiche che vanno oltre al femminile, siamo vicini ai gruppi gay, non siamo contro la fecondazione assistita, contro l’utero in affitto, contro la libertà di una donna di scegliere o meno se tenere o no un figlio».

Ma in fin dei conti, cosa è rimasto di questo 8 marzo 2019? Rimane la quasi certezza che c’è ancora molto da fare, da lavorare su stereotipi banali. Rimangono gli ennesimi casi di femminicidio di Fortuna Bellisario – una donna di 36 anni uccisa dal marito con una stampella a Napoli – e di Alessandra Musarra – ragazza di 29 anni uccisa dall’ex fidanzato – entrambi accaduti al Sud, terra bellissima, ma che ancora sotto molto aspetti fa emergere un certo tipo di arretratezza mentale e culturale. C’è bisogno di azioni immediate e protezione verso tutte quelle donne che decidono di denunciare, ma anche strumenti d’ascolto. Di questo c’è bisogno: di una voce amica – che sia di un psicologo, di un rappresentante delle Forze dell’Ordine, o delle varie associazioni – che guidi la donna in un percorso di rinascita e che cancelli per sempre episodi del genere. La speranza è che dal prossimo 8 marzo – come dichiarato anche dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati al Tg2 ieri sera – questo giorno, che evoca disuguaglianza, venga “abolito” come ricorrenza perchè significherà che la parità tra i sessi sarà raggiunta.

Giuseppe Laratta

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