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Giornate Fai d’autunno: l’itinerario lungo chiese e palazzi di Maida

Ha come protagonista il territorio di Maida uno degli itinerari delle Giornate d’autunno Fai, in programma per oggi e domani.

“Camminando per le vie di Maida – si legge in una nota del Fai – si è consapevoli di trovarsi in un luogo ricco di storia, come testimoniano i suoi palazzi, in particolare quelli che sorsero tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento. Maida è anche nota per la sua antica tradizione rurale. Importante per quanto riguarda l’aspetto folkloristico è la presenza della comunità Arbreshe”.

L’itinerario si snoda, dunque, attraverso i luoghi seguenti:

Il Castello Normanno di Maida è uno dei simboli più rappresentativi del borgo. Esso è infatti uno specchio sul quale si riflette tutta la storia di Maida: dominazioni, distruzioni, ricostruzioni e restauri. Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, tutti hanno lasciato la propria impronta e il proprio stile sulle pietre di questo castello. Dopo essere stato riedificato da Carlo d’Angiò, fu ampliato e provvisto di granai, scoperti negli anni Novanta. Delle sue carceri mandamentali rimangono alcune celle e la scala in ardesia. Si dice che ci siano delle segrete, poiché sotto il castello sono state ritrovate tracce dell’antica strada che portava al di fuori del borgo. Attualmente il castello è diventato un centro culturale: nelle sue sale, infatti, si possono allestire delle mostre e tenere dei concerti.

Palazzo Farao sorge, in parte, nel luogo in cui anticamente era collocato il sedile comunale. La residenza fu parzialmente distrutta dal terremoto del 1825 e successivamente acquistata dalla famiglia Farao. Su una delle facciate del palazzo è apposta una targa in memoria della visita di Giuseppe Garibaldi, che si affacciò da uno dei balconi per salutare i maidesi. La famiglia Farao pregava nella vicina cappella di San Giuseppe che, appunto, era loro cappella privata; i Farao, tuttavia, utilizzavano saltuariamente, per le funzioni religiose, anche la chiesa di San Giuseppe.

Chiesa di Santa Maria Cattolica: Prima chiesa parrocchiale della cittadina, venne distrutta dal sisma del 1783 e ricostruita inizialmente in legno tra il 1794 e il 1799, per essere poi riedificata in muratura a partire dalla prima metà dell’Ottocento. I lavori si conclusero nei primi anni del Novecento.

Palazzo Vitale è stato costruito dopo il terremoto del 1783, probabilmente su commissione di Don Gregorio Vitale. È una costruzione su tre livelli. Il progetto e la direzione dei lavori furono affidate all’architetto ed urbanista Ermenegildo Sintes, allievo di Vanvitelli. Entrando si percepisce la complessità compositiva, ci si ritrova in una sorta di ambiente semiaperto suddiviso in tre piccoli atri a base quadrata. Palazzo Vitale è, inoltre, la pregiata dimora storica che ospitò John Stuart, comandante inglese che sconfisse il 4 luglio 1806 i Francesi.

La Chiesa di San Nicolò è un edificio a navata unica e con pochi fregi all’esterno: la facciata è caratterizzata da un portale in pietra con timpano spezzato, dentro al quale è posta una lapide commemorativa dei restauri del XVII secolo, ed è dominata dalla statua in pietra tufacea di San Nicola, sormontata a sua volta da una bifora che racchiude le due campane. All’interno troverete opere d’arte figurative molto diverse tra loro. Di grande plasticità barocca e dagli intensi giochi di luce è il quadro dell’Addolorata tra i Santi. La cittadinanza di Maida è molto legata alla Chiesa di San Nicolò detta “de Latinis” per distinguerla da quella di rito greco.

Laura Basiliana: Importante testimonianza della presenza dei monaci basiliani in Calabria, la Laura Basiliana è, nella cristianità ortodossa, un insediamento monastico di dimensioni ridotte. In origine, indicava un agglomerato di celle o di grotte, con una chiesa nelle vicinanze necessaria per i momenti di comunione dei monaci basiliani. Nel caso specifico delle grotte di Maida, abitate a partire dal IX secolo, i vani esistenti sono tre: quello a destra utilizzato per cucinare; quello centrale utilizzato per la preghiera; e quello a sinistra, più riparato, utilizzato per dormire. La Laura in origine si presentava molto più profonda rispetto all’attuale conformazione.

La chiesa di Gesù e Maria e il convento dei frati Minimi: È il sesto Convento Francescano in Calabria, sorto ad opera di Francesco Maiorana che fu uno dei primi seguaci di San Francesco da Paola. Si narra che prima del trasferimento in Francia il Santo visitò il convento e operò un miracolo. San Francesco inoltre fu proclamato nel 1463 patrono i Maida e lo è tuttora. Il convento è legato alla “Ciciarata”, manifestazione caratteristica di Maida che consiste nella cottura e nella distribuzione, presso il convento, di una minestra di pasta e ceci consumata dalla popolazione in un’atmosfera di gioia e festa. La stessa tradizione si ripete ogni anno in Svizzera e negli USA ad opera dei tanti emigrati maidesi.

L’arco di Sant’Antonio coincideva con la porta sud della città di Maida. Un tempo conosciuta come Porta del Castello e collegata al vecchio acquedotto che portava l’acqua in città dalla montagna, di cui rimangono oggi le rovine di qualche tratto dell’acquedotto nella campagne limitrofe al borgo. Il paese era, infatti, attraversato da un corso d’acqua che alimentava un mulino con abbeveratoio all’entrata nord dell’abitato. L’arco costituisce un buon esempio di architettura medievale grazie all’ottimo stato di conservazione in cui versa e grazie anche al restauro che lo ha interessato negli anni Novanta.

Palazzo Romeo è stato per lungo tempo la residenza urbana della famiglia Romeo a Maida. Presenta una pianta quadrilatera irregolare e si articola su 3 piani. La facciata principale, che si affaccia su largo Vianeo, è caratterizzata da una loggia ad archi. Il Palazzo della famiglia Ciriaco, invece, è un altro dei palazzi signorili più importanti di Maida, del quale si può ammirare il caratteristico araldo con l’aquila bicipite con le teste coronate d’oro rappresentato sulla facciata. Di queste sedi è possibile visitare anche la chiesa di San Giovanni annessa a Palazzo Romeo e quella di Sant’Antonio Abate annessa a Palazzo Ciriaco. Era una caratteristica di quel periodo per le famiglie nobiliari possedere, in prossimità del proprio palazzo, anche una chiesa, la cosiddetta chiesa di famiglia.

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