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Giornate Fai, edizione “all’aperto” alla scoperta di sette luoghi speciali della Calabria

Gerace

Dai “Giganti della Sila” fino a Gerace, passando attraverso la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Castrovillari,  la villa di palazzo Barracco a Santa Severina, e ancora il platano di Vrisi ed il monastero di Sant’Elia Vecchio a Curinga, l’abbazia di Sant’Eufemia Vetere e Terme di Caronte di Lamezia Terme, il tempio di località Cofino di Vibo Valentia.

Sarà una edizione speciale quella delle Giornate FAI 2020, per “tornare a scoprire in sicurezza le bellezze dell’Italia che tanto ci sono mancate nelle settimane di lockdown” scrive il Fondo per l’ambiente italiano. “Perché la visita dei luoghi straordinari del nostro Paese possa continuare ad essere un’esperienza gioiosa e serena per questa edizione speciale delle Giornate FAI abbiamo scelto di accompagnarvi alla scoperta di luoghi all’aperto che permettano di rispettare il necessario distanziamento sociale, organizzando le visite su prenotazione obbligatoria da effettuare solo online”.

Ecco i luoghi aperti in Calabria

I Giganti della Sila – Spezzano Sila

Unico nel suo genere, questo maestoso bosco secolare nel centro della Calabria sopravvive intatto dal Seicento all’ombra dei suoi imponenti “patriarchi”, che danno origine a un grandioso spettacolo della natura. Sull’altipiano della Sila si conservano alberi alti fino a 45 metri, dal tronco largo 2 e dall’età straordinaria di 350 anni, testimoni delle antiche selve silane. Un bosco ultracentenario con oltre 60 esemplari di pini larici e aceri montani piantati nel Seicento dai Baroni Mollo.

Area sacra di località Cofino – Vibo Valentia

L’area sacra del Cofino si trova nella parte più alta della città, vicino al Castello. Il grande tempio, scoperto nel 1921 da Paolo Orsi, era dedicato a Kore-Persefone ed in seguito anche alla madre Demetra, sorella di Zeus e madre della terra, dea del grano e dell’agricoltura, artefice del ciclo delle stagioni. Il Santuario era protetto naturalmente da una profonda vallata e nascosto da un fitto bosco sacro. La sua posizione permetteva di vedere esima, dalle Serre all’Aspromonte, dall’Etna alle Eolie. Dopo i lavori di scavo e restauro è stata sistemata una bellissima struttura a protezione dell’area ma nel 2018,proprio prima della consegna del luogo alla Città, con un atto vandalico venivano squarciati tutti i teloni di protezione. Si apre il luogo perché simbolo della bellezza della natura e dell’avvicendarsi delle stagioni ma sopratutto perché in attesa che venga ripristinata la struttura di protezione non cada nell’oblio.

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (San Giuseppe) – Castrovillari

Il titolo originario di questa chiesa era quello di S. Maria di Costantinopoli e prendeva il nome da un affresco raffigurante questa tipologia di Madonna che ancora vi si può osservare, anche se rovinato da molte ridipinture. Il nuovo nome comparve nel secolo scorso, allorché la confraternita di San Giuseppe spostò la sua sede da una cappella che era affiancata alla Madonna del Castello a questa chiesa. L’origine dell’edificio si deve far risalire alla seconda metà del XVI secolo, quando Sigismondo Lopez lasciò per testamento i fondi necessari per la fondazione di un ospedale dei poveri che fu costruito nelle adiacenze, forse, di un edicola votiva della Madonna, la quale ricorda nel titolo una antica immagine della Vergine venerata nella Chiesa degli Odeghi (guide) a Costantinopoli e per questo invocata per la protezione dei viandanti e in seguito a tale tradizione gli edifici di culto dedicati a questa particolare Madonna sorsero sempre ai margini delle strade maestre.

Villa di Palazzo Barracco – Altilia di Santa Severina

La villa di palazzo Barracco di Altilia, frazione di Santa Severina, ha una storia particolare: origina dal XVI secolo come giardino attiguo al convento dei cistercensi di Santa Maria di Altilia. L’antico giardino rinascimentale dei cistercensi si estende, contiguo al palazzo Barracco, già fabbrica claustrale del monastero Calabromaria, per una superficie di oltre ventimila metri quadrati. La villa è disposta a terrazzo su sei piani paralleli intersecati da gradinate. L’elemento più caratteristico del giardino sono i numerosi alberi di pinus pinea che raggiungono anche i trenta metri di altezza con circonferenze che superano anche i duecentocinquanta centimetri. La pineta di Altilia, impiantata alla fine dell’ottocento dal barone Barracco, ha la peculiarità che si erge nell’entroterra ad una quota di 316 metri slm altitudine non abituale per piante di questo tipo. Il patrimonio arboreo è arricchito da abeti, cipressi, salici, palme, lecci.

Platano di Vrisi e il monastero di Sant’Elia Vecchio – Curinga 

Il platano di Vrisi è un albero millenario alto 20 metri con tronco di 18 metri di circonferenza. Su un lato un’ apertura, alta più di 3 metri, da cui si accede alla cavità del tronco. Le radici, alcune delle quali visibili, si piantano nel terreno come le dita delle mani e i rami, spogli in inverno, sembrano delle lunghe braccia. Antiche leggende raccontano che fu piantato dai monaci del vicino Monastero di Sant’Elia vecchio, dove si conservano i resti del “Sancta Sanctorum: un vano a pianta quadrata chiuso da una cupola in buono stato di conservazione; la navata e l’antico cenobio. Il monastero, prima Basiliano, passò ai Carmelitani nel 1632, si configura come un unicum per i resti della chiesa munita di una notevole abside sormontata da una cupola in pietra, con evidenti richiami all’architettura armena.

Abbazia di Sant’Eufemia Vetere e Terme di Caronte – Lamezia Terme

L’abbazia di S. Maria di S. Eufemia fu fondata da Roberto il Guiscardo nell’ XI secolo nell’area di un precedente monastero bizantino (S. Eufemia). Si conservano i resti della chiesa e dell’area del chiostro: il prospetto principale con i resti delle due torri campanarie, la divisione interna in tre navate illuminate da una serie di finestre ad arco e parte dell’area presbiteriale con il transetto, che culminava ad est con le tre absidi. Qui furono ritrovate le monete con la raffigurazione delle acque sulfuree delle Terme di Caronte; terme successivamente raffigurate in alcune monete coniate nella antica città greca di Terina nel III° secolo a.C. e forse identificabili con la “Acque Angae” dei Romani nel II° secolo d.C. Successive testimonianze indicano che ai tempi del Normanni, nel 1056, il condottiero Roberto il Guiscardo si sia fermato alle fonti, insieme ai suoi uomini, per risollevarsi dalle fatiche di una battaglia.

Un percorso di fede e di speranza – Gerace

Un percorso per scoprire la storia del Monumento ai cinque Martiri di Gerage – inaugurato il 7 giugno del 1931 e sito nella splendida pineta naturale – per commemorare la fucilazione avvenuta il 2 ottobre 1847 dei cinque rivoluzionari. Proseguirà poi verso la seicentesca Fontana della Piana: fontana con l’acquedotto ad arcate annesso; e al Santuario della Madonna di Prestarona a Canolo. La chiesa semplice, un tempo munita di dipinti e di preziosi suppellettili, è dedicata alla Madonna della Pace: il titolo “di Prestarona” deriva dal greco e letteralmente significa delle colombe, quindi la Madonna delle colombe (dal momento che la colomba ha sempre simboleggiato la pace.)

Tutte le informazioni sono reperibili sul sito del Fai

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