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Giustizia, la Camera Penale di Milano contro Davigo: interviene in difesa il prof. Gigliotti

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(da sinistra Piercamillo Davigo e Fulvio Gigliotti)

Il magistrato Piercamillo Davigo, presidente della II Sezione Penale della Cassazione e membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura, è stato indicato dall’organo a rappresentarlo alla cerimonia di apertura dell’Anno Giudiziario presso la Corte d’Appello milanese. In merito è intervenuta contrariamente la Camera Penale di Milano sottolineando – si legge in una lettera ufficiale – «l’inopportunità istituzionale di tale designazione considerate le posizioni ideologiche pubblicamente manifestate dal Consigliere Davigo. Si tratta di esternazioni che negano i fondamenti costituzionali del giusto processo, della presunzione di innocenza e del ruolo dell’Avvocato nel processo penale, che viene marchiato come soggetto sodale con gli interessi più negativi e lucrativi nell’innestare meccanismi difensivi pretestuosi e dilatori.Tali dichiarazioni pubbliche da parte di un magistrato sarebbero di per sé molto gravi, ma diventano inaccettabili se pronunciate, come nel caso del Consigliere Davigo, da un magistrato che riveste l’alta funzione istituzionale di Consigliere del CSM. Tanto che esse sono già state da altri sottoposte all’attenzione dell’organo titolare dell’esercizio dell’azione per eventuali profili di responsabilità disciplinare. Per queste ragioni, la Camera Penale di Milano esprime la sua contrarietà in ordine alla partecipazione del Consigliere Davigo».

Sulla querelle è intervenuto il professore Fulvio Gigliotti – membro del Consiglio Superiore della Magistratura – a difesa del collega Davigo, che in una nota ribadisce: «Pur consapevole del valore neutro o incolore del silenzio (e, anzi, anche in ragione di ciò e al fine di evitare che il mio silenzio possa essere da taluno interpretato come tacita o implicita condivisione della sollecitazione indirizzatami), prendo pubblicamente le distanze da un simile invito e manifesto il mio più fermo rigetto della sollecitazione ricevuta, la quale riesce, in un colpo solo, a mettere inusitatamente in discussione l’equilibrio delle delibere di un Organo a rilevanza costituzionale e la libertà di opinione individuale, oltre che la figura di un degnissimo Magistrato che, proprio dalla sede di Milano, ha contribuito a scrivere pagine tra le più significative della storia giudiziaria del Paese»

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