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Grande Aracri di fronte a Gratteri, come Buscetta con Falcone! Pensando alla Divina Provvidenza del Manzoni…

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Il superboss Nicolino Grande Aracri collabora con la giustizia. Una tappa di rilevanza strategica per la storia del contrasto alle mafie mondiali e alla potentissima ‘ndrangheta. Il massimo referente dell’omonima cosca cutrese non è “un” capo, ma per tutto un vasto mondo che non ha confini di alcun tipo Nicolino Grande Aracri è “il” capo. E se “il” capo muove un passo di questo genere è senz’altro accaduto qualcosa di estremamente importante. Sarebbe troppo facile, in queste ore, gettare in faccia ai disciolti critici di Nicola Gratteri, tutti intenti a cercare nell’uovo un peluzzo che non c’è, questo successo della forza dello Stato. Il superboss Nicolino Grande Aracri, di fronte al quale in tanti impietriscono al solo sentirlo nominare, pare abbia deciso di avere un confronto, e di parlare, con il Procuratore della Repubblica di Catanzaro. Riviviamo la scena, unico termine possibile di paragone, dell’incontro tra Masino Buscetta e Giovanni Falcone. Non sappiamo fino a che punto, nel caso di superboss mafiosi e ndranghetisti del calibro di Buscetta o Grande Aracri, si possa parlare di “pentimento”. Di certo abbiamo di fronte scelte ponderate, decisioni maturate dopo ampia riflessione, svolte personali che determinano conseguenze imprevedibili e inimmaginabili. Se poi, accanto a queste meditate valutazioni, ci dovesse essere anche un “pentimento” di natura umana e cristiana, lo Stato e la società civile ci guadagnerebbero due volte. Aspettiamo, vedremo, cercheremo di capire. In ogni caso, il prossimo che dovesse immaginare di intingere la sua penna nel veleno per attaccare Nicola Gratteri conti fino a mille, e magari si risparmierà qualche plateale figuraccia!
Nicolino Grande Aracri rappresenta l’evoluzione della ‘ndrangheta ai suoi massimi livelli. Nessuno più di lui potrà spiegare che cosa era la ‘ndrangheta e cosa è diventata, fin dove è riuscita ad arrivare, fino a che punto ha avuto la capacità di inserirsi, di infettare le istituzioni, di inquinare l’economia e l’imprenditoria, di controllare il territorio. Stanno tremando in tanti: dalla Calabria all’Emilia Romagna, dall’Italia all’estero. I cutresi sono arrivati ovunque.
Ma ora poniamoci una domanda, visto che al procuratore Gratteri non si riesce a cavare una sillaba di bocca. Perché è uscita la notizia e chi l’ha fatta uscire? Non stiamo parlando dell’ottimo lavoro dei colleghi giornalisti, tenuti peraltro a tutelare ogni fonte, ma alla sorgente dell’informazione. È come se nel mondo delle mafie fosse esplosa una bomba atomica. Tutti si chiedono: cosa dirà Nicolino Grande Aracri a Gratteri, cosa gli racconterà? Fino a che punto si spingerà nel disegnare le strategie ndranghetistiche degli ultimi venti anni? Quali nomi deciderà di fare e quali terrà forse nascosti? L’uscita della notizia ha evidentemente messo in allarme tanti cunicoli sotterranei che staranno tentando di alzare un po’ di dighe, di occultare il possibile, di immaginare una strategia di difesa. Chi ha avuto interesse a fare uscire la notizia e perché?
Infine una riflessione: il superboss di Cutro ha la possibilità di aiutare lo Stato a ricostruire dalle fondamenta una Calabria tanto meravigliosa quanto devastata. Nicolino Grande Aracri potrebbe passare alla storia come colui il quale ha avuto la forza di dire “basta”, consentendo a tanti di iniziare a utilizzare la propria intelligenza per costruire il bene piuttosto che il male. Mi vengono in mente i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e la sua immensa fede nella Provvidenza, forza superiore e divina. L’Innominato si pente e si reca dal Cardinale Borromeo, trionfa il bene. Federigo Borromeo – dice Manzoni nei Promessi Sposi – “fu degli uomini rari in qualunque tempo”. Se, come si legge, il superboss Nicolino Grande Aracri ha deciso di parlare con il Procuratore Nicola Gratteri stia sicuro che è nelle mani giuste, le migliori possibili, quelle di un “uomo raro”. Nella sua amara solitudine Grande Aracri non si senta un “pentito”, ma finalmente un uomo libero. Il più grande e definitivo giudizio che conta, infatti, è quello che Dio darà ad ognuno di noi, utilizzando leggi e codici che scannerizzano l’anima!    (Massimo Tigani Sava)

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