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Gratteri: “Importante la collaborazione dei cittadini. Adesso siamo credibili”

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Estorcevano denaro anche in piccole somme, anche tra i banchi del mercato della frutta e soprattutto tra gli ambulanti di panini alla festa della Madonna. In particolare imponendo l’acquisto della carne, che controllavano durante tutto l’anno imponendo ai macellai della città l’acquisto da loro rifornitori di fiducia. E’ stata sgominata questa mattina dalla Polizia una organizzazione criminale definita dagli inquirenti “di serie A”. In manette sono finite 15 persone riconducibili alla cosca Barilari-Foschini, tra gli arrestati il boss della famiglia Gaetano Barilari. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è svolta poco fa presso la Questura di Crotone e alla quale ha partecipato il procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri. “Abbiamo ripulito un po’ l’aria – ha detto Gratteri – dalla presenza asfissiante di questa cosca che imponeva il controllo su tutto il territorio. Quello delle estorsioni è un reato odioso perché affligge le vittime. E’ stata importantissima la collaborazione dei commercianti che hanno supportato le indagini e che ci dimostrano che finalmente siamo diventati credibili e che la gente ha voglia di collaborare”.

Sull’importanza delle testimonianze delle persone vessate si è soffermato anche il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto che ha diretto le indagini: “Non si è trattato di denunce spontanee, ed è evidente che su questo dobbiamo ancora lavorare, ma è stato comunque importante che i commercianti abbiano aiutato il dirigente della mobile di Crotone al quale vanno i miei complimenti per aver insistito e per aver ottenuto la fiducia della gente”.

Nicola Lelario, dirigente della Mobile, ha invece spiegato: “Abbiamo scelto il nome hermes per questa indagine perché questo era il Dio del commercio e qui è la sintesi di questa lunga indagine, che era incentrata soprattutto sull’estorsione e sull’usura. La cosa impressionante e che c’era anche il tentativo di ‘educare al malaffare’ la gente, attraverso un’operazione di controllo a tappeto di tutto il territorio. Tutti dovevano pagare, anche piccole cifre, perché imporre la propria presenza sul territorio era fondamentale. A volte questo avveniva anche con le classiche intimidazioni della ‘ndrangheta, minacce, incendi e aggressioni”.

L.L.

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