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I Bronzi di Riace, 50 anni fa il mare restituiva i due capolavori al mondo

Scritto da: FRANCESCO SIBILLA

Il 16 agosto del 1972, esattamente 50 anni fa, Stefano Mariottini, un giovane sub romano, si immerse nel mar Jonio, a circa 230 metri dalla spiaggia di Riace Marina, e ad 8 metri di profondità, sui fondali di Porto Forticchio, e scoprì due statue di bronzo parzialmente ricoperte dalla sabbia, subito apparse di inestimabile valore, che poi vennero recuperate dai carabinieri. Due statue che sono diventate i simboli della Magna Grecia e della Calabria, ed uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Il ritrovamento ed il recupero dei Bronzi di Riace ha segnato un punto di svolta nella storia del patrimonio dell’archeologia ellenistica. A riconoscere le due opere fu Giuseppe Foti, all’epoca soprintendente archeologico regionale: le statue, la cui origine viene fatta risalire alla metà del quinto secolo avanti Cristo, alte un metro e 98 ed un metro e 97, secondo gli esperti furono realizzate ad Argo, nel Peloponneso, com’è stato accertato analizzando le terre di fusione. Una volta desalinizzate, ripulite dai sedimenti marini accumulati nei secoli e recuperate, lavoro che è durato per ben 5 anni, le statue si presentarono in un eccellente stato di conservazione. Più recentemente il principale problema era quello del permanere delle terre di fusione al loro interno: avendo incorporato per secoli acqua salmastra, le statue continuavano a rilasciarla, e questo provocava il deterioramento del bronzo. Per ovviare a questo inconveniente, sono stati istituiti due cantieri di restauro a Reggio Calabria, presso Palazzo Campanella, che per tre anni hanno svuotato i Bronzi dall’argilla, alleggerendone il peso di circa la metà rispetto a quello di 50 anni fa. La prima esposizione, tra il dicembre del 1980 ed il gennaio del 1981, avvenne a Firenze poiché per il recupero era stato scelto il laboratorio archeologico della Toscana. Solo per acquisire i dati sulla conformazione delle statue i due restauratori, Renzo Giachetti ed Edilberto Formigli, impiegarono un anno. Poi, tra giugno e luglio del 1981, i Bronzi vennero esposti al Quirinale, per volontà dell’allora Presidente della Repubblica, Pertini. A quel punto il fenomeno da essi rappresentato era esploso. Oggi, il Comune di Reggio Calabria rende omaggio alle statue con una suggestiva installazione di video mapping sulla facciata del museo, mentre già dall’inizio dell’estate corso Garibaldi è una scenografia permanente ed eccellente della mostra a cielo aperto di archeologia pubblica dedicata al ritrovamento. Anche Riace apre e chiude la giornata nel segno dei Bronzi, offrendo al pubblico una mostra fotografica, un convegno di studi storico-culturali ed alcuni eventi musicali. “Celebriamo con grande orgoglio una ricorrenza storica per la Calabria – ha detto stamattina il presidente della Regione, Roberto Occhiuto – oggi i Bronzi di Riace, opera d’arte unica, rarissima, ed emozionante testimonianza della scultura greca di età classica, sono conosciuti in tutto il mondo, come simbolo della nostra regione e rappresentano uno straordinario attrattore turistico per tutto il Paese. Ripartiamo da loro, da questi due guerrieri, cinquant’anni dopo il ritrovamento, per continuare a custodirne e a raccontarne la storia, la bellezza, la cultura e l’armonia, e per riscoprire sempre di più la Calabria”.

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