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I tentacoli della ‘ndrangheta su politica, imprenditoria, e i fondi del Recovery Plan

E' quanto emerge dalla relazione semestrale (gennaio-giugno 2020) della DIA: ne abbiamo analizzato una seconda parte

Una ‘ndrangheta inserita nel tessuto economico, attiva “in svariati settori commerciali, produttivi e di servizi, che spaziano dalle costruzioni edili agli autotrasporti, dalla raccolta di materiali inerti al commercio di veicoli, dalla ristorazione alle strutture alberghiere, dai giochi,alla distribuzione di carburante”, E’ il quadro che emerge nella relazione semestrale (gennaio-giugno 2020) della Direzione Investigativa Antimafia che ha analizzato l’evoluzione criminale delle mafie negli ultimi mesi (leggi QUI la prima parte dedicata al documento della DIA).

I tentacoli sui fondi del Recovery Plan

Per usare un eufemismo, si tratta di una ‘ndrangheta 3.0, sempre più inserita nei vari settori produttivi, e che ha approfittato della situazione emergenziale socio-economica per allungare i suoi tentacoli. Secondo quanto riporta la relazione, citando il questore di Reggio Calabria Bruno Megale, uno dei tentacoli potrebbe allungarsi sui fondi del Recovery Plan – il piano di ripresa concordato da Commissione europea, Parlamento europeo e i leader dell’UE per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dal coronavirus: parliamo di 300 miliardi di euro solo per l’Italia; non solo, ma secondo Megale vi è il pericolo di “infiltrazione nei settori della sanità e delle grandi opere”.

Legami con la politica

La relazione semestrale della DIA indica – come appurato dalle numerose inchieste delle procure calabresi – che “uno dei punti di forza della ‘ndrangheta sta proprio nella sua capacità di intrecciare legami diretti con qualsiasi tipo di interlocutore: politici, esponenti delle Istituzioni, imprenditori, professionisti. Si tratta di soggetti potenzialmente in grado di venire incontro alle esigenze delle cosche, sicché da ottenere indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche. Per dirla con le parole del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, “è stato ribadito come ormai, anche all’esito di recentissime indagini, siano i politici o gli aspiranti tali a rivolgersi alle cosche al fine di acquisire pacchetti di voti e consenso elettorale, che sarà poi moneta di scambio ad avvenuta elezione…”. L’esempio di tutto ciò è rappresentato dallo scioglimento per per infiltrazioni criminali di vari Comuni non solo calabresi nei mesi esaminati dalla DIA: Amantea (17 febbraio 2020), Pizzo Calabro (28 febbraio), Saint-Pierre (Aosta 10 febbraio).

G.L.

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