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Il centrodestra calabrese non riesce a elaborare politiche forti e distintive. Qualcuno suoni la sveglia!

Da Reggio Calabria a Crotone, dove si vota per le amministrative, e persino a Catanzaro dove il sindaco Abramo ha lavorato bene, non si riesce a comunicare a elettori e cittadini un messaggio di svolta e cambiamento

Il centrodestra calabrese non sta dando una grande prova di sé sul piano strettamente politico. Le tensioni che si respirano nelle varie realtà territoriali indeboliscono fortemente un possibile disegno unitario che poi dovrebbe trovare la sua massima espressione nel governo della Regione a guida Jole Santelli. La stessa governatrice, così come i segretari regionali di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Udc dovrebbero prenderne atto e imporre una sterzata eloquente. A Reggio Calabria, città metropolitana, lo scenario del centrodestra continua ad essere caratterizzato da contrasti intestini talora anche laceranti. Sfuma la proposta politica complessiva e si indebolisce di fatto la “carta” proposta da Matteo Salvini, che andrebbe giocata con la massima lealtà e convinzione. C’è addirittura chi riesce a immaginare di capitalizzare consenso elettorale contestando al candidato sindaco, Antonino Minicuci, di essere nato a Melito Porto Salvo piuttosto che a Reggio Calabria centro. Si lasciano da parte discussioni e confronti fondamentali sul futuro di un comprensorio dalle enormi potenzialità ma anche carico di emergenze irrisolte, e si disperdono energie nel demolire proprio il concetto che offre a Reggio Calabria motivi di grande distintività: essere una Città Metropolitana! Cosa significa Città Metropolitana e perché la si è voluta? Proprio per respirare a pieni polmoni, per superare banali campanilismi, per puntare a visioni alte, per considerare Reggio Calabria una sorta di calamita attorno alla quale anche la jonica e la tirrenica si sentano parte di un unico progetto di sviluppo. Non è così? I segretari regionali dei partiti di centrodestra, che pur affrontano spesso situazioni non semplici, sono chiamati a rialzare rapidamente il livello del confronto politico, anche avviando iniziative pubbliche capaci di inviare alla popolazione messaggi forti, di cambiamento, di prospettiva. Qualcuno suoni la sveglia! Ci si fermi un attimo a pensare per sfuggire allo stancante e incessante moto vorticoso di un frullatore che fa smarrire l’orientamento, e che fa consumare energie vitali in mediazioni continue che sono tanto perenni quanto instabili per definizione.

Situazioni che destano preoccupazione politica si stanno delineando anche a Crotone, altro capoluogo della Calabria chiamato al rinnovo del consiglio comunale. Nella città pitagorica la coalizione di centrodestra stenta a decollare in tutto il suo ampio potenziale, ma soprattutto arranca nel formulare una proposta politico-programmatica convincente. Si perde tanto tempo a cercare di delineare i confini dell’alleanza, in una diatriba, che sta oggettivamente stancando, sul ruolo delle cosiddette liste civiche, alcune delle quali, peraltro, si sono apertamente schierate alle ultime elezioni regionali con l’attuale presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, segretario provinciale di Forza Italia a Catanzaro. Valle a spiegare all’elettorato queste distinzioni, questi tormenti, mentre si fa fatica a costruire e a comunicare una proposta politica all’altezza delle sfide esistenti.

E a proposito di Catanzaro anche il sindaco Sergio Abramo, che nelle sue quattro legislature ha ottenuto risultati positivi, convive con le ormai frequenti scosse telluriche di una maggioranza di centrodestra sempre alla ricerca di un assetto definitivo. Nel complesso il centrodestra calabrese spreca tanto tempo ed energie, accantona le grandi battaglie politiche, rischia di disorientare l’elettorato e consente al centrosinistra – commettendo un errore fatale – di mettere il silenziatore sulle enormi responsabilità politiche accumulate in cinque anni di governo della Regione. Tutto ciò che accade è un puro caso? Questa situazione è frutto di un destino cinico e baro? Oppure, in fondo, a qualcuno conviene che la situazione rimanga così, immaginando di poterla meglio governare e orientare? La fragilità politica del centrodestra calabrese è “genetica” o voluta, e magari anche parzialmente incentivata? La verità, in genere, non sta mai da una parte sola, però ne riparleremo presto, perché su queste domande, che richiedono risposte serie e articolate, si gioca il destino di una terra tanto meravigliosa quanto disgregata e depressa.

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