domenica, 14 luglio 2024

Il grande paradosso del Pd: va via Renzi, leader carismatico, e restano in sella i potentati del Sud Italia

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Che paradosso davvero enorme, assurdo, controproducente per gli stessi quadri intermedi che lo stanno generando: dopo il voto del 4 marzo va via Matteo Renzi, leader comunque carismatico e di alto profilo, e restano in sella i potentati del Sud Italia clamorosamente bocciati dal plebiscitario voto tributato ai 5Stelle. La prova del nove? Ma davvero immaginate che se la Lombardia, il Veneto e la Liguria non fossero stati governati bene dai loro rispettivi presidenti (Maroni, Zaia e Toti) il centrodestra avrebbe ottenuto una così netta maggioranza alla chiamata elettorale politica? La stessa performance di Zingaretti la dice lunga sul giudizio pesantemente negativo che i cittadini del Mezzogiorno hanno dato ai gruppi dirigenti del centrosinistra che governano le Regioni del Sud, a partire dal calabrese Mario Oliverio e dal campano Vincenzo De Luca. Nel collegio plurinominale Calabria 1, comprendente le province di Cosenza e di Crotone, il Pd di Mario Oliverio e dei suoi amici ha conquistato appena il 13,13%: ma cosa devono dire di più gli elettori? E se considerate che nell’azione di governo (per carità di patria chiamiamola così!) di Mario Oliverio la provincia di Cosenza è stata tenuta in particolare considerazione, ne emerge una disfatta politica che avrebbe dovuto consigliare, questa sì, dimissioni immediate. E invece no, restano lì e magari sperano che, andato via Renzi, potranno continuare a rimestare il brodo politico-amministrativo in cui si stanno consumando! Assurdo, davvero assurdo! Nello stesso collegio plurinominale cosentino i 5Stelle hanno ottenuto il 49,78%. Avete capito bene? Metà degli elettori ha gridato un enorme “no” anche e soprattutto al modo in cui è governata la Calabria. Né il cosiddetto popolo della sinistra si è rifugiato in altri lidi critici: Liberi e Uguali ha conquistato un modestissimo 2,67%, Potere al Popolo l’1,17, il Partito Comunista lo 0,46%.

La vera enorme zavorra di un Pd che non piace più all’Italia, e in maniera particolare alla porzione meridionale della Penisola, si configura nei potentati locali che, così come avevamo pronosticato, stanno raggiungendo (e non sembrano più fermarsi) il livello politico più basso della storia politica repubblicana. Dopo questo tsunami pentastellato avremmo dovuto assistere a dimissioni di massa, considerata la situazione difficilissima e talora drammatica di tanti comparti della vita economico-sociale: la sanità e tanti altri servizi, le attività produttive, l’agricoltura, il turismo, l’ambiente… E invece no, stanno attaccati alle poltrone, non si schiodano e persino perseverano in azioni e comportamenti già bocciati dall’elettorato. E si badi bene: Mario Oliverio è solo la punta di un tremolante iceberg fatto di tanti altri politici (parola grossa anche questa) e burocrati che hanno costruito un vero e proprio tappo rispetto alle esigenze reali di sviluppo della Calabria ed anche a fronte della tragedia di centinaia di migliaia di Calabresi senza lavoro o che comunque vivono in condizioni di disagio. Secondo tutti questi personaggi, pare evidente che i Calabresi avrebbero scelto i 5Stelle solo per esprimere un voto contro Matteo Renzi. Povera Italia, povera Calabria! Ma statene certi, stiamo per vederne delle belle!

(muriatico)