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Il Lametino devastato dai rifiuti smaltiti illegalmente: a capo del ‘gruppo’ un 35enne di Siderno

E’ Angelo Romanello, 35 anni, originario di Siderno (Reggio Calabria), il presunto “dominus del sodalizio” dedito allo smaltimento illecito di rifiuti smantellato questa mattina al termine di una indagine della Dda di Milano. L’uomo è stato arrestato dai Carabinieri Forestali nella sua casa di Erba (Como). Assieme a lui è finito in carcere Maurizio Bova, di 41 anni, originario di Locri. Per altre nove persone sono stati chiesti gli arresti domiciliari, e tra loro c’è anche una consulente ambientale che secondo gli inquirenti consigliava le migliori modalità di smaltimento illecito dei rifiuti.

Si tratta di rifiuti solidi urbani e non soltanto, provenienti dal napoletano, che sarebbero stati smaltiti illecitamente in capannoni dismessi del nord ed in una cava in Calabria. Discariche abusive per oltre 14mila tonnellate di rifiuti di ogni natura, in un’operazione che avrebbe prodotto un volume complessivo di illeciti profitti stimato in oltre 1,7 milioni di euro nel solo 2018. I rifiuti, hanno rivelato le indagini, venivano smaltiti colmando alcuni capannoni che sono stati sequestrati a Gessate, Cinisello Balsamo e nell’area ex Snia di Varedo. Ma anche a Como, Trento e Lamezia Terme, in un capannone della Eco.Lo.Da. sequestrato nel giugno del 2018, privo di qualsivoglia dispositivo per il trattamento di rifiuti, in una cava a Gizzeria (Catanzaro), dove già nel 2014 erano stati scoperte armi e droga in fusti interrati, e alla Cava Parsi a Lamezia Terme, in modo così incurante di ogni regola da causare “la devastazione di un intero territorio”.

Nel corso delle indagini, il sequestro di numerosi siti di stoccaggio illeciti nel nord Italia ha allarmato il gruppo, che grazie a contatti con le cosche del territorio lametino, ha individuato altri sversatoi abusivi per proseguire l’attività, offrendo agli impianti in difficoltà costi di smaltimento inferiori a quelli elevatissimi delle discariche o degli inceneritori.

I profitti illeciti poi, venivano drenati attraverso significativi prelevamenti in contante e ricariche su carte postepay utilizzate ad hoc, evitando cosi la tracciabilità dei flussi di denaro. Alla banda viene contestato anche un tentativo di sequestro di persona ai danni di un imprenditore campano per ottenere il pagamento immediato di trasporti illeciti di rifiuti effettuati per suo conto.
Lo snodo del traffico era l’impianto Smr Ecologia di Como; uno degli indagati è un pluripregiudicato calabrese  già coinvolto nelle operazioni contro la ‘ndrangheta denominate ‘Tenacia’ e ‘Infinito Crimine’. Partendo da una forma di illecita collaborazione con l’impianto di trattamento rifiuti di Como per agevolare l’abnorme flusso di rifiuti gestiti, gli indagati calabresi hanno avuto presto atteggiamenti sempre più invasivi nella società, arrivando a utilizzare gli uffici della ditta, i mezzi, il carburante e le autorizzazioni. Il titolare, imprenditore lombardo fiaccato anche da problemi economici e giudiziari, l’ha poi ceduta al gruppo criminale attraverso l’intestazione a un prestanome.

 

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