domenica, 14 luglio 2024

Il Pd calabrese e l’occasione storica perduta! Da salvare c’è solo Minniti

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Il Pd calabrese ha avuto, in questi ultimi 3-4 anni, un’occasione storica. Governo nazionale e governo regionale sorretti da maggioranze targate Partito democratico. Una congiuntura astrale difficilmente ripetibile in tempi brevi, peraltro in una fase dell’economia europea aperta a segnali di ripresa. Una ripresa contraddittoria, certo, ma comunque significativa se paragonata alla catastrofe sociale ed economica degli anni più difficili ed esasperanti della crisi. In Calabria il Pd a trazione Mario Oliverio (sostenuto dal segretario regionale Ernesto Magorno) ha segnato uno dei momenti più bassi, inconcludenti e bui, e per certi aspetti anche preoccupanti, della storia politica dell’età repubblicana. L’intera regione è ferma o quasi in molti dei settori fondamentali e le logiche di governo adottate, grazie al coinvolgimento di ben individuabili soggetti politici e burocratici, rappresentano l’esatto opposto rispetto ai bisogni di una Calabria nuova e spendibile sul piano nazionale e internazionale. Una Calabria che avrebbe dovuto e potuto svoltare: ve ne siete accorti di questa svolta? Basti pensare che a proposito della convincente figura del vice presidente, Antonio Viscomi, alcuni commentatori, dopo aver messo in luce il difficile rapporto con il governatore (parola grossa!), hanno lasciato intendere che ci si trova di fronte a un classico caso di “promoveatur ut amoveatur”. Viscomi lascerà Germaneto e andrà di sicuro a Montecitorio, nella speranza che da lì potrà incidere sui cambiamenti forti e veri di cui ha bisogno la Calabria, proprio a partire dal Pd e dal centrosinistra. Sul fronte del Governo nazionale questi ultimi anni hanno messo in luce la figura di Marco Minniti. Era dai tempi di Riccardo Misasi e di Giacomo Mancini senior, ovviamente con caratteristiche molto diverse, che un politico calabrese non riusciva a contare così tanto nell’agone politico della Penisola. E Minniti, al contrario dei suoi menzionati predecessori, gode anche di una dimensione internazionale finora sconosciuta per i politici calabresi. Nell’ottica in cui stiamo scrivendo, ha poca importanza valutare se si è d’accordo o meno con tutti i provvedimenti di governo adottati dal ministro calabrese. Certò è, però, che Minniti ha giganteggiato per serietà di approccio, per compostezza, per equilibrio, per profondità di analisi. Un unico piccolissimo neo: quella foto del sorridente abbraccio con Mario Oliverio durante il summit silano sulla Calabria di una certa politica, ancora abituata a proporre prevalentemente chiacchiere piuttosto che risultati rapidi e oggettivi in grado di generare i tanto radicali quanto attesi mutamenti (per intenderci: risultati di rilevanza strategica). Svolte per la collettività, ovviamente, perché pochi eletti non avranno certo da lamentarsi, anzi! A meno che…! Se a livello nazionale il Pd, come pare di capire, non attende trionfi elettorali, ma spera in un calo non esagerato, dalla Calabria giungerà quasi sicuramente un giudizio politico pesante sul governo guidato da Mario Oliverio. Sono elezioni politiche, certo, e non regionali, ma ad oltre tre anni di guida della Calabria i cittadini non lasceranno sfuggirsi l’occasione per inviare segnali eloquenti. Gongola il centrodestra, chiamato anch’esso (ma lo farà?) a rinnovarsi nel profondo. A tal proposito alcune cose viste sembrano dire l’esatto contrario. In questo quadro generale gli appelli di alti magistrati, quali Federico Cafiero De Raho e Nicola Gratteri, sulla necessità che siano i partiti a fare da filtro e a selezionare i gruppi dirigenti, avrebbero meritato l’avvio di un dibattito competente e profondo. Non è stato così. Ne riparleremo a breve.

Muriatico