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Il Sud reagisca subito, e con forza, contro quel Nord che vuole autonomia. Il Mezzogiorno è un enorme mercato, lo si faccia contare

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

C’è una parte (o una buona parte?) del Nord Italia che spinge per l’autonomia? C’è una parte del Nord Italia che vuole ignorare la storia del nostro Paese e del Mezzogiorno? Allora qui non c’è più da scherzare. Il Mezzogiorno ha dato tanto all’Italia, soprattutto in termini di lavoro (manodopera utilizzata per decenni dalla grande industria), intelligenze, risparmi e sacrifici. Il Mezzogiorno deve rispondere a questa posizione politica poco responsabile con una levata di scudi potente. Si inizi dal rifiutare una condizione di facile mercato per la produzione del Nord, tra merci e servizi. Spesso il Sud è stato il bacino di sfogo di merci, anche agroalimentari, di seconda e terza scelta. Basta! Il Sud chiuda le porte a quel Nord che appare egoista, incapace di avere una visione europeista e globale. Il Mezzogiorno d’Italia ha degli asset fondamentali: non è inquinato, ha aria e acque pulite, ha territori baciati dalla natura ideali per il turismo, ha giacimenti culturali enormi, è centrale nel Mediterraneo. Il Mezzogiorno, quindi, ha tutte le caratteristiche per non essere più una colonia di quel Nord del Paese che nella crisi globale si aggrappa al concetto di autonomia dopo essere stato responsabile, sin dall’Unità d’Italia, dell’impoverimento progressivo del Sud. Un Sud che è rimasto vittima di un patto implicito o esplicito tra classi dirigenti meridionali ammalate di ascarismo, inadeguate o asservite, capaci solo di guardare il proprio tornaconto, e classi dirigenti del Nord che hanno avuto sempre pregiudizi culturali nei confronti del Sud ed hanno approfittato della debolezza politica dell’ex Regno delle Due Sicilie.
Il Mezzogiorno d’Italia è un grande mercato. Si cominci da qui. Si inizino a individuare Paesi del Mondo, a partire da quelli europei, con i quali stringere accordi commerciali: flussi turistici permanenti e diluiti nei tantissimi mesi di bella stagione di cui gode il Sud, e il Mezzogiorno in cambio acquista formaggi, salumi, carni, latticini, ortofrutta… tutto ciò che si consuma quotidianamente, compresi i servizi sanitari quando questi tardano a essere efficienti in loco. E questo ragionamento dovrebbe valere anche per il sistema delle imprese: ragionare con Paesi esteri che amano il Sud Italia (Germania, Francia, Scandinavia, Est Europa, Usa…) e con questi chiudere accordi commerciali vantaggiosi.
Sul piano storico – nonostante il nostro amore sconfinato per l’Italia e per la Patria – il Sud ha pagato prezzi altissimi a seguito di un processo unitario miope, aggressivo, colonialista. Il Sud Italia ha crediti e non debiti nei confronti del Nord. I Presidenti di Regione del Sud devono avere la forza di reagire all’unisono, e accanto a loro i sindaci delle principali città. Pare strano che la Meloni e Berlusconi non abbiano risposto con forza a certe proposte leghiste che rinnegando l’evoluzione nazionale della Lega ritornano a un’idea di Nord autonomo che è più in crisi del Sud per le proprie contraddizioni interne, a partire dall’ambiente, dall’inquinamento, dal consumo del territorio. Il Sud reagisca. Subito!

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