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Il viadotto Cannavino è sicuro? La relazione Anas rassicura…ma non del tutto

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Il viadotto Cannavino è sicuro oppure no? A togliere ogni dubbio sulla sicurezza del viadotto di Celico, lungo la Statale 107 Silana-Crotonese, avrebbe dovuto essere la relazione a firma dell’ing. Pietro Monaco commissionata dall’Anas e appositamente pubblicata sul suo sito internet. Eppure, a leggerla bene, diversi dubbi restano. Ad amplificare una mancanza di chiarezza e trasparenza che i cittadini e gli amministratori chiedono a gran voce da tempo.

A partire proprio dal paragrafo dedicato alle “Conclusioni”.

Al rigo 8, infatti, si legge un rassicurante “tutti i risultati furono soddisfacenti ed accertarono la sicurezza strutturale dell’opera”. Poche righe più in basso, però, si aggiunge che “i valori dei cedimenti riscontrati nel tempo sono spesso contraddittori e difficilmente spiegabili tecnicamente”.

Approfondendo ulteriormente la lettura, ci si rende conto che le formule utilizzate dal docente, Ordinario di Tecnica delle costruzioni presso il Politecnico di Bari e incaricato dall’Anas “negli anni 2000” di eseguire una consulenza tecnica sulle strutture del ponte, sono talvolta poco perentorie nel chiarire l’interrogativo che tutti i cittadini si pongono, specie dopo la visibile deformazione degli anni scorsi: il viadotto è sicuro?

Ad esempio, per la pila P4 che sostiene il ponte dal lato di Celico, Monaco scrive: “solo per la pila P4, nella relazione di progetto non è stata valutata l’azione sismica trasversale”. Per la P3 scrive che “è soggetta ad una sollecitazione di calcolo lievemente superiore a quella resistente”. Per questa ragione sono state eseguite “nel dicembre 2006, prove di carico statiche disponendo degli autocarri su tutte le mensole del viadotto”. L’amministrazione Anas ha poi “monitorato l’opera d’arte della data di prova di carico del 2006 al 2016”. E i risultati dicono che “i valori degli spostamenti rilevati in un intervallo di tempo di 9 anni destano diverse perplessità”. Ad esempio cedimenti ed innalzamenti registrati in anni diversi nelle stesse frazioni esaminate che il docente definisce “risultati anomali”.

Di qui le “Conclusioni”, in cui si legge (al termine delle verifiche statiche e dinamiche del viadotto Cannavino concluse dal professore nel 2012) che “Tutti i risultato furono soddisfacenti ed accertarono la sicurezza strutturale dell’opera”. Ma anche, al rigo successivo, che “con le analisi dinamiche eseguite si riscontrò una deformabilità eccessiva dell’opera”, e si riscontrò che “le vibrazioni superavano il limite di disturbo per il corpo umano in modo piuttosto frequente”. E ancora che “i valori dei cedimenti riscontrati nel tempo (durata nove anni) sono spesso contraddittori e difficilmente spiegabili tecnicamente”.

Di qui la necessità di “tenere sotto controllo la situazioni con rilevazioni almeno semestrali solo di alcune sezioni prossime alle travi di accoppiamento”, e una serie di interventi proposti “per migliorare il confort di guida e ridurre le vibrazioni delle mensole al passaggio degli autoveicoli pesanti”, vale a dire “riduzione delle differenze di livellette nei tronchi prossimi alle travi di accoppiamento; ridurre ove possibile lo spessore della pavimentazione esistente; sostituzione dei giunti di dilatazione per migliorare il confort di traffico e ridurre le vibrazioni della struttura al passaggio dei veicoli pesanti”.

È evidente, insomma, che il docente non si assume la responsabilità “assoluta” di mettere per iscritto un perentorio “il viadotto è sicuro”; magari lo fa in via cautelare e per eccesso di prudenza, ma una relazione così redatta non scioglie del tutto i dubbi dei cittadini, né elimina la percezione di insicurezza che ha chiunque percorra quel viadotto.

Probabilmente la mancanza di trasparenza e chiarezza mostrata in molti frangenti dall’Anas (che ha talvolta costretto anche il Prefetto di Cosenza a posizioni “risolute”) ha ormai irrimediabilmente minato la fiducia dei cittadini nei confronti del colosso nazionale. Tanto più adesso che la tragedia del ponte Morandi di Genova ha mostrato la fragilità del sistema. E che aumentano anche le domande sulla reale resistenza ai nuovi flussi di traffico di ponti molto vecchi, tarati su pesi e traffico decisamente diversi.

Francesca Travierso