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Immagini sottomarine in 4K col nuovo robot del Centro Strategia marina dell’Arpacal (Video)

Nuovissime tecnologie al servizio delle indagini e ricerche in corso nelle acque e sui fondali calabresi

Immagini sottomarine in 4K, ma anche fari led e laser, la connessione in fibra fino a 300 metri di profondità, unite ad una grande maneggevolezza e precisione negli interventi. Il nuovo robot sottomarino in dotazione al Centro regionale strategia marina dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) è un vero gioiellino della tecnologia. Si chiama Deep trekker, ed è arrivato a sostituire il vecchio Rov, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la qualità delle indagini, delle ricerche e degli interventi che riguardano i nostri tratti di mare. Si unisce, infatti, spiega una nota,  a due droni di ultima generazione utili per “l’attività di monitoraggio e mappatura dei bassi fondali e degli ecosistemi marini, in particolare delle praterie di Posidonia oceanica, ma anche per il censimento dei rifiuti spiaggiati ed altre attività in itinere”.

Il Deep trekker, spiega la nota, “è un robot di ultima generazione dalle prestazioni oceanografiche molto performanti, in fibra di carbonio con un peso totale di 26 kg, trasportabile con un trolley, sei motori, telecamera 4K, fari led e laser, connessione in fibra fino a 300 metri di profondità. Insomma quanto di più confacente alle esigenze tecniche di ispezione e ripresa dei fondali marini”. È stato collaudato a Vibo Marina, sui fondali del Tirreno, e nuovi test sono previsti sui fondali di Scilla ed Isola Capo Rizzuto. “Sarà, infatti, proposto uno studio post-lockdown – prosegue la nota – per valutare l’effetto prodotto dal “fermo antropico” del recente periodo sulle gorgonie, e più in generale sulle biocenosi a coralligeno che caratterizzano i fondali di pregio della Calabria”.

Il Rov, però, è un anche un valido strumento oceanografico per la perlustrazione dei fondali, come nella ricerca di elementi sommersi, il recupero di ordigni, lo studio delle piattaforme estrattive, o l’interramento di tubazioni marine.

“Sono tre – si legge, ancora, nella nota – i ‘moduli’ di ricerca della Direttiva Marine Strategy che prevedono l’uso del Rov: lo studio delle biocenosi a coralligeno, lo studio della Posidonia oceanica e lo studio dei fondali a Maerl. Molto soddisfatti i tecnici del CRSM per le capacità e competenze tecniche e tassonomiche raggiunte in questo particolare settore dello studio dell’ambiente marino. D’altronde queste biocenosi risultano particolarmente, se non esclusivamente, diffuse nei mari del sud Italia, e la Calabria è sicuramente una regione dalle notevoli vocazioni ambientali in materia di biodiversità dei fondali”.

“Siamo pronti – ha dichiarato il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – ad affrontare gli impegni tecnici che il Ministero dell’Ambiente ci chiede attraverso il Piano Operativo delle Attività 2020. Implementare le capacità di studio “in house”, ovvero senza la necessità di ricorrere alla esternalizzazione dei servizi, costituisce elemento di orgoglio per l’Agenzia. Tale aspetto è molto apprezzato dal Ministero dell’Ambiente, perché conferma il trend positivo di crescita che le agenzie stanno registrando in materia di monitoraggio marino”.

foto e video fornite da Arpacal

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