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“Imponimento”, un’inchiesta da premio Oscar. Ecco la ʹNdrangheta spiegata nella sua barbara essenza!

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L’inchiesta “Imponimento” coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, Direzione Distrettuale Antimafia, è di importanza strategica. Accantoniamo per un istante i singoli risvolti, innumerevoli e gravissimi, del corposo decreto di fermo i cui contenuti sono stati spiegati nel corso della conferenza stampa tenuta ieri presso il Comando provinciale di Catanzaro della Guardia di Finanza, e cerchiamo di cogliere il senso più profondo di questa straordinaria azione di contrasto ad una Calabria da dimenticare e da sconfiggere. “Imponimento” è quasi un film, nel senso che è l’attendibilissima sceneggiatura, da premio Oscar, di una possibile rappresentazione del Sistema ‘Ndrangheta, con tutte le sue collusioni grandi e piccole, con la sua capacità di penetrare e inquinare ogni aspetto della vita economica e sociale, con i suoi affari colossali ma anche minuti e ordinari, sorretta dalla subdola e ambigua contiguità con livelli istituzionali, burocratici, politici e imprenditoriali deviati. Tutto lo spettro del fenomeno ‘Ndrangheta è rappresentato e sintetizzato, a partire dai piccolissimi comuni, marginali e apparentemente privi di interesse, per giungere agli affari milionari che superano i confini del Pollino e delle Alpi per ramificarsi all’estero.

Omicidi, droga, armi ed esplosivi, imposizione del pizzo, dannoso sfruttamento delle risorse boschive e turistiche, controllo oppressivo delle forniture, mani sporche sui lavori pubblici e sull’edilizia, feroci danni all’ambiente, minacce, estorsioni, furti, usura, ricettazione, riciclaggio, corruzione, favoreggiamento di latitanti, aggressione costante alle leggi e al vivere civile. La ‘Ndrangheta è dappertutto, si insinua ovunque ci siano interessi da pilotare, si espande a macchia d’olio. L’inchiesta “Imponimento” richiama la potenza espressiva dei cerchi, gironi e bolge infernali della Commedia di Dante, corrispondenti ad altrettante tipologie di reati, di crimini e di violazioni. Ma in questa rappresentazione della ‘Ndrangheta c’è anche una modulazione di invasività che varia dalle sicure vittime, aggredite e intimorite, alle più evidenti forme di cointeressenza che fanno scattare l’aggravante associativa e aprono le porte ai diversi gradi di violento esercizio del potere all’interno delle cosche. Tra questi due estremi il modo di manifestarsi della ‘ndrangheta è articolato: si passa dalle furbesche, malcelate e interessate forme di collaborazione, all’associazione esterna, dal riconoscimento di questa presenza ineludibile con la quale scendere a patti all’utilità di conviverci e di approfittarne perché la strada della legalità è più impervia. Con la ‘ndrangheta al proprio fianco si riesce a fare soldi, ci si può arricchire servendola e assecondandola, si possono superare ostacoli di ogni tipo, si può battere rapidamente la concorrenza calpestando le regole del libero mercato, si possono ottenere anche voti decisivi per le competizioni elettorali. Il Sistema ‘Ndrangheta non è chiuso, ma aperto, in totale sintonia con le caratteristiche della società globalizzata. È rigido e brutale nella sua organizzazione interna, ma è duttile nell’approcciarsi alla società esterna, fino quasi a fornire servizi, a proporsi come partner e non solo a imporsi in quanto forza criminale. Il Sistema ‘Ndrangheta, reimpiegando danaro di provenienza illecita, investe, compra, corrompe, si dipana in mille rivoli, infetta. Ma sia chiaro a tutti, parafrasando un’attualissima espressione mutuata dalla Covid-19: in questo mondo così puntualmente descritto dall’inchiesta “Imponimento” non esistono portatori sani!

Sceneggiatura da premio Oscar, dicevamo. Il lavoro di indagine, nel caso specifico svolto con tutta l’abilità anche tecnica e specializzata della Guardia di Finanza, è stato coordinato, con la consueta capacità di comprensione di un fenomeno così complesso, dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e da altri valenti magistrati che lavorano assieme a lui, a partire dall’aggiunto vicario Vincenzo Capomolla, presente alla conferenza stampa di ieri mattina. Quest’inchiesta, forse più di altre, è destinata a fare scuola, proprio perché dipinge in un quadro esaustivo il Sistema ‘Ndrangheta, ci racconta come esso si dispiega e funziona anche nella sua barbara quotidianità, mette assieme tantissimi episodi criminosi guidati però da un unico filo conduttore, svela il contesto tipicamente calabro in cui il crimine organizzato diventa potere e anti-Stato nell’accezione più ampia del termine. Non siamo a Palermo, a Catania, a Napoli, a Reggio Calabria. Tutto parte e si dirama da piccole realtà periferiche, ma delinea perfettamente il senso del controllo egemonico del territorio anche in relazione con le altre ‘ndrine e “locali” confinanti, con i quali si alternano fasi di pacifico riconoscimento dei ruoli, con periodi di forte tensione che possono giungere anche alla guerra aperta e sanguinaria.

Chiudiamo con una riflessione. Nella portata storica di inchieste quali “Imponimento” si comprende il forte sostegno sociale e mediatico che il Procuratore Nicola Gratteri ha, per fortuna, sia in Calabria, sia nel resto d’Italia e all’estero. Aver compreso la ‘Ndrangheta nella sua essenza e colpirla duramente, con codici alla mano, svelandone il Sistema e i Sistemi che essa ha costruito con caratteristiche originali e di fatto identitarie. Sistemi che agiscono come tumori, diffondendo cellule cancerose ovunque. All’inizio del terzo millennio la sfida strategica per la Calabria è una: impedire la metastasi. Ecco perché siamo grati ai magistrati coraggiosi come Nicola Gratteri e a tutte le forze dell’ordine impegnate in una lotta difficilissima che non possiamo e non dobbiamo perdere!

Massimo Tigani Sava

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