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Imprenditori ed esponenti politici al servizio della cosca: i dettagli dell’operazione “Libro nero” (VIDEO)

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Blitz di Squadra mobile di Reggio Calabria e Sco contro la cosca Libri di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta denominata “Libro nero”, coordinata dalla Procura antimafia di Reggio Calabria. Le persone arrestate sono 17, 12 delle quali finite in carcere, le altre 5 ai domiciliari. Oltre alle misure cautelari, la Dda ha anche disposto una serie di perquisizioni e di sequestri, per diversi milioni di euro, nei confronti di società e imprese. Dalle indagini, per le quali sono state determinanti sia le intercettazioni che le rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia, è emerso che affermati imprenditori ed alcuni esponenti politici erano completamente al servizio della cosca, o come soggetti intranei, o come concorrenti esterni.Tra gli arrestati vi sono il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Sebastiano Romeo, 44 anni, ed il consigliere del gruppo misto, Alessandro Nicolò, 58 anni, eletto con Forza Italia e poi passato in Fratelli d’Italia.Romeo è stato posto agli arresti domiciliari, mentre Nicolò è stato portato in carcere. Secondo l’accusa, la coscaavrebbe avuto una notevole influenza in occasione delle elezioni regionali del 2014. Tra gli indagati in stato dilibertà spicca il nome di un altro politico di spicco, ovvero Demetrio Naccari Carlizzi, 52 anni, ex consigliere regionale del Pd e cognato del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, estraneo all’inchiesta. Tra gli arrestati, anche un avvocato penalista ed un dentista. Secondo i magistrati dell’antimafia reggina, per sviluppare i propri interessi criminali la cosca Libri ha interferito nelle dinamiche economiche ed imprenditoriali di Reggio e si è infiltrata nel tessuto politico gestendo un consistente bacino di voti e convogliandoli verso candidati compiacenti e di suo gradimento, finendo così per condizionare le elezioni. Secondo gli investigatori, i Libri hanno saputo elaborare “raffinate strategie per consentire l’elezione di soggetti che potessero agire per loro conto all’interno delleistituzioni”: l’ascesa di un personaggio politico reggino fino al Consiglio regionale, secondo gli investigatori, eracostantemente supportata dalla cosca, senza alcuna preferenza o preclusione circa gli schieramenti politici, tanto che nell’inchiesta odierna sono finiti esponenti di Pd e Forza Italia. Nei confronti delle persone arrestate, la maggior parte delle quali affiliate alla cosca, s’ipotizzano, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, turbata libertà degli incanti, tentata corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e porto illegale di armi. I Libri avevano messo le mani sul settore edilizio, su quello immobiliare e sulla ristorazione in una vasta zona della città, controllando a tappeto le attività commerciali dei quartieri Cannavò, Condera, Reggio Campi, Modena, Ciccarello e San Giorgio, e le frazioni Gallina, Mosorrofa, Vinco e Pavigliana. Negli anni, la cosca ha accuratamente scelto gli imprenditori da favorire: questi ultimi, apparentemente estranei al contesto mafioso, in realtà godevano della protezione della cosca, ne assecondavano le strategie e ricevevano cospicui finanziamenti occulti, riuscendo ad assumere posizioni di assoluto rilievo nei loro settori. I nomi che spiccano sono quelli di Demetrio Berna, 46 anni, ex assessore comunale, e di Francesco Berna, 47 anni, attuale presidente dell’associazione dei costruttori edili reggina e presidente del comitato per il Mezzogiorno dell’Ance. Tra gli episodi oggetto delle indagini c’è un tentativo di corruzione che ha portato all’arresto di un maresciallo della Guardia di finanza, Francesco Romeo, che in cambio di favori e tramite la mediazione di un consigliere comunale reggino, avrebbe rivelato a Sebi Romeo informazioni riservate su processi in corso. Tra le prime reazioni quella di Federica Dieni, deputata reggina e portavoce del M5S alla Camera, che ha parlato dello scoperchiamento di un sistema clientelare marcio e di legami inconfessabili di alcuni rappresentanti delle istituzioni. Il senatore del Pd, Ernesto Magorno, si è autosospeso dal partito fino a quando non verrà fatta chiarezza ed ha chiesto un serio intervento serio del Pd nazionale. Come se potesse esservene d’altro tipo.

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