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Inchiesta “Genesi”, si allarga il raggio delle indagini: ci sarebbero altri indagati (VIDEO)

L’inchiesta “Genesi”, con la quale la Procura antimafia di Salerno ha portato alla luce un sistema corrotto di aggiustamento delle sentenze in cambio di soldi ed altre regalìe, e che mercoledì scorso ha portato all’arresto, da parte della Guardia di finanza, del presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello e della commissione tributaria provinciale di Catanzaro, Marco Petrini, riserverà altre sorprese. Ci sarebbero, infatti, altri indagati oltre ai 14 già presenti nell’ordinanza, altri capi d’imputazione ed altri episodi di corruzione oltre ai nove dei quali si è venuti a conoscenza tre giorni fa. Insomma, l’indagine è assai più vasta di quanto non sia emerso e non sia stato detto finora, e ne è prova il fatto che sono state molto più di 14 le perquisizioni eseguite nelle case e presso gli uffici di avvocati ed altri professionisti di Catanzaro e di alcuni comuni della provincia. E proprio su nomi e comportamenti di alcuni professionisti si appuntano ora le attenzioni degli inquirenti: alcuni di essi, infatti, sono sospettati di essere scesi a patti con Petrini, sempre con la stessa modalità che è emersa dalle carte dell’inchiesta, e cioè avere concordato col giudice uno scambio reciprocamente vantaggioso, favori in cambio dell’impegno a modificare le sentenze di condanna in primo grado nei confronti di alcuni imputati, attenuandole o addirittura ribaltandole. Ieri il giudice Petrini è stato sentito per quattro ore dal giudice per le indagini preliminari durante l’interrogatorio di garanzia, mentre è durato circa un’ora l’interrogatorio dell’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato, che avrebbe corrotto Petrini per riottenere il vitalizio che gli era stato revocato dopo la condanna definitiva sei anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, in più occasioni Petrini avrebbe accettato somme di denaro contante, oggetti preziosi, soggiorni gratuiti, cibo e prestazioni sessuali in cambio di interventi in processi penali, civili ed in cause tributarie. Ed uno degli episodi più clamorosi è proprio quello che vede al centro il giudice e l’ex consigliere regionale, il quale tramite il medico Emilio Santoro ed il presidente della Banca di credito cooperativo del Crotonese, Ottavio Rizzuto, aveva avvicinato Petrini perché non perdesse l’assegno, che tra il 2008 ed il 2014 gli aveva permesso di incamerare più di 156 mila euro. Oltre alle perquisizioni e ad altri approfondimenti, le novità potrebbero emergere anche dal lavoro quotidiano di Petrini: tutte le sentenze relative alle cause affidate al giudice arrestato saranno, infatti, minuziosamente analizzate dalla Guardia di finanza.

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