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Inchiesta sui fondi ai teatri: coinvolta la compagna del presidente Oliverio (VIDEO)

Non c’è pace per il presidente della Regione Mario Oliverio, al centro negli ultimi mesi di un uragano giudiziario che lo vede coinvolto direttamente e indirettamente: in quest’ultima modalità, come noto alle cronache, il nome del presidente è legato all’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di nove persone, indagate per «turbata libertà degli incanti, con riguardo all’assegnazione del contributo per la realizzazione di iniziative culturali, da finanziare nell’anno 2016, nell’ambito della selezione indetta dal dipartimento regionale “Turismo e Beni Culturali, Istruzione e Cultura”, e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, con riguardo all’affidamento, da parte del dipartimento regionale “Turismo e Beni Culturali, Istruzione e Cultura”, nell’anno 2017, di contributi gravanti sul fondo unico cultura». Gli indagati da parte della Procura della Repubblica di Catanzaro sono Antonio Sicoli, Sonia Tallarico, Marco Silani, Gianclaudio Festa, Dario Barruto, Pasquale Giorgio Piraino, Angela Rotella, Giacinto Gaetano, e Adriana Toman – compagna di Mario Oliverio. La Toman è accusata di avere commesso i reati “sfruttando la posizione goduta in seno alla Regione Calabria per essere la compagna del presidente della Regione Mario Oliverio”, che non è indagato.

L’inchiesta sui fondi teatrali

Oltre ad Adriana Toman, sono accusati di turbata libertà degli incanti Sonia Tallarico, di 61 anni, dirigente generale del Dipartimento regionale “Turismo e beni culturali, istruzione e cultura”, e Antonio Sicoli, di 71, critico d’arte, direttore del Maon, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende”. Secondo l’accusa, avrebbero turbato il procedimento eludendo l’affidamento di contributi tramite avviso pubblico, come previsto dalla legge. In particolare, a beneficiare della somma di 20 mila euro, direttamente affidata, sarebbe stato il Centro per l’arte e la cultura “Achille Capizzano”, diretto da Sicoli a seguito di un presunto “accordo collusivo” tra la Toman e Sicoli. Secondo quanto emerge, Toman avrebbe chiesto al direttore artistico il materiale di una mostra sui futuristi, già organizzata da Sicoli, al fine di proporre al Moma di New York di creare un collegamento tra gli artisti calabresi e l’esposizione al Maon di Rende. In cambio la compagna di Oliverio avrebbe segnalato il direttore artistico e la sua struttura alla dirigente Tallarico, organizzando anche incontri negli uffici della Regione durante i quali Sicoli avrebbe chiesto alla dirigente dei contributi per l’organizzazione di alcune mostre, concordando, infine, la cifra di 20 mila euro. La somma, affidata senza alcun avviso pubblico con decreto dirigenziale, era diretta al Centro “Capizzano” per la realizzazione della mostra “Maon Art Hub la Calabria dal primo 900 ad oggi”. Ciò senza tenere conto della legge regionale 15 del 2009 che prevede che i contributi del Fondo Unico Cultura devono essere affidati mediante un programma annuale con l’adozione di uno o più avvisi pubblici. Nell’inchiesta, partita nel marzo del 2017, per l’assegnazione di 220 mila euro all’associazione culturale “Porta Cenere”, sono indagati Sonia Tallarico, Gianclaudio Festa, coordinatore dell’Avvocatura regionale, Dario Borruto, avvocato dell’Avvocatura regionale, Pasquale Giorgio Piraino, Angela Rotella e Giacinto Gaetano, rispettivamente, presidente e componenti della commissione di valutazione, i quali, su istigazione di Adriana Toman e con il concorso morale di Marco Silani, direttore artistico della compagnia “Porta Cenere”, avrebbero turbato la selezione indetta per l realizzazione di iniziative culturali relative ai circuiti teatrali,suddivisi per Area Nord, Centro e Meridionale.

L’inchiesta “Passepartout”

Negli ultimi mesi sono tre le indagini, coordinate dalla Procura di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, che hanno visto al centro il presidente della Regione Mario Oliverio: l’ultima in ordine cronologico è “Passparteout”, poi “Lande Desolate”, e “Calabria Verde”. Per la prima, le indagini degli inquirenti si sono focalizzate sulla metroleggera di Cosenza-Rende e sul nuovo ospedale di Cosenza, portando all’emissione di venti avvisi di garanzia, all’indirizzo anche di Oliverio, dell’ex consigliere regionale Nicola Adamo e del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Per Oliverio e Adamo la Procura di Catanzaro ipotizza il reato di associazione per delinquere. Il pm li ritiene a capo di una presunta cupola formata da politici, tecnici e imprenditori capace di influire sugli appalti pubblici. In particolare l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata sulla metroleggera di Cosenza-Rende e sul nuovo ospedale di Cosenza, appalti pubblici dietro i quali si ipotizzano una serie di turbative d’asta, frodi nelle pubbliche forniture ed episodi di corruzione. E di corruzione è accusato il sindaco Occhiuto che, in un primo momento contrario al progetto della metro, avrebbe ‘barattato’ il proprio assenso con la promessa di finanziamenti per il Museo di Alarico.

L’inchiesta “Lande desolate”

“Lande Desolate” riguarda presunti illeciti compiuti in relazione a tre appalti: l’impianto sciistico di risalita di Lorica, nella Sila cosentina, l’avio superficie di Scalea (Cosenza), e la realizzazione di piazza Bilotti a Cosenza. La Procura catanzarese, in merito, ha emesso l’avviso di chiusura indagini nei confronti del Governatore della Calabria, e nei confronti della deputata del Pd Enza Bruno Bossio e del marito, l’ex consigliere regionale dem Nicola Adamo. I tre sono indagati per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio aggravata dalla finalità di stipula di contratti e corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio. In particolare, per quanto riguarda la realizzazione di piazza Bilotti, a maggio 2016, il presidente Mario Oliverio, insieme a Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio, al direttore dei lavori Francesco Tucci, e all’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri avrebbero stretto, secondo l’accusa, un “accordo illecito” per rallentare i lavori in corso nella piazza. In cambio Tucci, è scritto nell’avviso di conclusione indagini, “accettava la promessa e infine riceveva quale corrispettivo per sé ed in via indiretta per l’imprenditore Barbieri, dal presidente della Regione Calabria di ulteriori finanziamenti sebbene non dovuti ne legittimamente esigibili”. Lo scopo di questo rallentamento sarebbe servito, per un “mero tornaconto politico”, a impedire al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, di Forza Italia, di “pregiarsi della inaugurazione/realizzazione dell’opera pubblica di piazza Bilotti”. L’accordo illecito sarebbe stato “concluso – scrivono i magistrati della Dda e della Procura – con l’attiva partecipazione di Nicola Adamo e Vincenza Bruno Bossio che facevano pressioni su Tucci affinché aderisse alla richiesta del presidente della Regione di rallentare i lavori”, chiedendogli anche di inibire l’accesso al cantiere a Mario Occhiuto (in quel periodo non in carica perché sfiduciato ma ricandidato a sindaco) e all’ex assessore ai Lavori pubblici Giulia Fresca. Oliverio è indagato anche per abuso d’ufficio, reato per il quale il gip gli aveva imposto l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore (Cosenza), suo comune di residenza. Provvedimento annullato senza rinvio dalla Cassazione il 20 marzo scorso. Per l’abuso, Oliverio è indagato in concorso con alcuni funzionari della Regione come Francesco Tucci e Luigi Zinno, con l’imprenditore Barbieri, Damiano Mele, responsabile unico dei lavori, e Arturo Veltri, consigliere di amministrazione della Lorica Sky, per quanto riguarda i lavori all’impianto sciistico di Lorica. In questo caso sarebbe stato accollato alla Regione Calabria l’intero costo dei lavori nella consapevolezza “della incapacità tecnica e finanziaria del gruppo Barbieri di assolvere all’obbligo contrattualmente assunto di co-finanziare i lavori con proprio capitale privato”. Diciannove in tutto le persone indagate, accusate, a vario titolo, di di falso ideologico, falso materiale, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, abuso d’ufficio.

L’inchiesta “Calabria Verde”

Nell’inchiesta “Calabria Verde” Mario Oliverio era stato coinvolto per il trasferimento di un dipendente del Comune di Francica – nel Vibonese – all’azienda in house della Regione. Per lo stesso presidente, però, il Gup di Catanzaro aveva deciso il non luogo a procedere, affermando nelle motivazioni “l’impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio, atteso che l’insufficienza e la contraddittorietà degli elementi acquisiti sono tali da non poter essere ragionevolmente superabili all’esito dell’istruttoria dibattimentale”, prosciogliendo dall’accusa di abuso d’ufficio il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, l’ex assessore regionale Michele Trematerra, e la dirigente di “Calabria Verde” Franca Arlia.

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