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“Indussero un aborto per truffare l’assicurazione”, condannate quattro persone di Corigliano

Il caso aveva fatto scalpore. Una truffa ai danni delle compagnie assicurative per circa 2 milioni di euro, nell’ambito della quale a quattro persone veniva contestato addirittura un infanticidio: l’aver fatto morire un feto nato di sette mesi fingendo che la causa fosse stata un incidente stradale. Ebbene, per quelle quattro persone di Corigliano il processo in Corte D’Assise a Cosenza si è chiuso con altrettante condanne, per un totale di quasi cento anni di reclusione. L’accusa per loro era di omicidio volontario premeditato ed aggravato in concorso.

A 25 anni di reclusione è stato condannato il medico Sergio Garasto, condannato anche per falso e furto; a 23 anni Stefania Russo e Nunziatina Falcone; a 24 Pietro Andrea Zangaro. Nel corso dell’operazione “Medical Market” era emerso come la sera del 15 maggio del 2012 Stefania Russo si fosse presentata al Pronto soccorso dell’ospedale di Corigliano col suo neonato già morto, dicendo di aver partorito il suo feto di sette mesi a causa di un incidente stradale. Ad accompagnarla c’era l’amica Nunziatina Falcone.

Secondo gli inquirenti, invece, l’incidente stradale era stato simulato con la complicità di Zangaro e l’aborto era stato indotto con un farmaco; il piccolo – nato comunque vivo – era stato lasciato morire per incassare i soldi della polizza.

Il processo che ieri è arrivato alla battuta finale di questo primo atto, muove dall’operazione che scoperchiò, nel 2015, un giro di truffe finalizzate ad incassare polizze assicurative, con 144 persone coinvolte.

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