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“Io scelgo Calabria” alla riscoperta della Certosa di Serra San Bruno (VIDEO)

È un luogo in cui natura e spirito religioso si compenetrano perfettamente; e non a caso. Perché non è un caso se il monaco Bruno di Colonia volle che proprio qui, in quella che sarebbe diventata Serra San Bruno, venisse realizzata una tra le più importanti Certose dell’ordine da lui fondato, quello appunto dei Certosini. Tra questi boschi dell’altopiano delle Serre, in un’atmosfera che giudicò perfetta per la meditazione e la spiritualità che ispiravano la ricerca di Dio, Bruno volle che si realizzasse il primo convento certosino d’Italia, secondo d’Europa dopo quello di Grenoble, in Francia. Serra San Bruno nacque così, nel 1095, attorno alle case degli operai che lavoravano alla Certosa, un’Abbazia che racconta una storia millenaria.

Di grandissimo interesse storico e religioso, la Certosa è tutt’ora soggetta alla rigida regola monastica della clausura, e dunque non visitabile: l’unico punto di contatto con l’esterno è il Museo, che fu realizzato nel 1994. Conserva alcuni resti della struttura com’era prima del terremoto del 1783, ma anche testimonianze di quello che tutt’oggi è il lavoro dei monaci certosini: la distillazione delle erbe, la lavorazione del legno e del ferro, la coltivazione e l’apicoltura.

Nel centro storico del paese, invece, si trova la Chiesa dell’Addolorata: al suo interno custodisce la preziosa statua secentesca della Madonna che viene scoperta solo poche settimane all’anno; ma custodisce anche tele, manufatti ed un prezioso pavimento romano che si trovavano nella Certosa, e che furono portate qui dopo il terremoto del 1783, che la danneggiò gravemente.

Un’altra storia la raccontano i faggeti che danno vita ai boschi dell’altopiano, e che custodiscono uno dei mestieri più antichi del mondo, che risale addirittura al tempo dei Fenici. Qui resistono le ultime “carbonaie”, covoni di legna accatastata e coperti di paglia bagnata e terra, che permettono la disidratazione e la cottura del legno che viene così carbonizzato. Una procedura lunga e paziente che dura oltre 20 giorni, nei quali le perfette cupole fumanti che si scorgono nei boschi devono essere sempre seguite ed alimentate dai carbonai, ultimi custodi di un’altra storia millenaria.

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