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“Io scelgo Calabria”: tesori sommersi riaffiorano dal mare di Reggio Calabria

I mari calabresi continuano a rivelarsi un’autentica miniera, anche sotto il profilo del patrimonio archeologico che custodiscono, e che ogni tanto riportano alla luce. È accaduto in casi straordinari come quello dei Bronzi di Riace, e continua ad accadere in diverse altre aree, dove periodicamente riaffiorano resti di antichi naufragi, oppure quando le correnti rivelano elementi sempre nuovi anche su siti già conosciuti. Proprio com’è successo nello specchio di mare davanti alla città di Reggio Calabria, dove importanti novità sono emerse nel corso delle attività di ricerca e documentazione di un giacimento di anfore antiche che si trova ad una profondità compresa tra i 40 e i 50 metri.

Il giacimento era stato segnalato alla Soprintendenza da due sub nel 2017. Una sua prima, immediata valutazione aveva riscontrato una varietà di reperti dall’ampia forbice cronologica (compresi tra il IV ed il VI secolo avanti Cristo), riferibili a potenziali carichi di anfore di diverse navi da trasporto. Poi, pochi giorni fa, è stata disposta una più puntuale attività di perlustrazione, con la collaborazione del Nucleo dei Carabinieri Subacquei di Messina, per definire meglio i limiti del giacimento, documentarlo e individuare il modo migliore per tutelarlo.

Ebbene, il nuovo sopralluogo ha rivelato come le correnti marine abbiano modificato il profilo del giacimento, smuovendo la sabbia e facendo emergere altre anfore (alcune delle quali integre), ma soprattutto frammenti di legno, e porzioni di fasciame pertinenti ad almeno un relitto.
Per avere ulteriori informazioni naturalmente bisognerà effettuare nuove ispezioni, non semplici per via della profondità. Intanto questa attività ricognitiva, documentata in ogni singola fase, si è conclusa con la messa in sicurezza delle porzioni di fasciame affioranti, ricoperte con geotessuto ed assicurate, tutto intorno, da sacchetti di sabbia. È stata poi chiesta un’ordinanza d’interdizione dello specchio di acqua alla pesca, all’ancoraggio, alle attività subacquea e, più in generale, a tutte le attività che possano arrecare danno al sito archeologico sommerso.
Un tesoro sottomarino, custodito da acque nelle quali si specchia il tesoro ambientale e paesaggistico altrettanto grande dello Stretto di Messina

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