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La Calabria e gli ultimi arresti in Basilicata nella sanità: occorre un ragionamento politico

Raccomandazioni per posti pubblici ed altro, la politica regionale che parla ai manager che ascoltano, un sistema strutturato e forse strutturale di clientele che arriverebbe finanche ad esami universitari pilotati. Ipotesi d’accusa dei pubblici ministeri, ovviamente, già vagliate da un Gip che ha emesso i provvedimenti. Il Gip di Matera indica il governatore della Basilicata come il «deus ex machina della distorsione istituzionale» che si è verificata principalmente nella sanità lucana. Accuse, sia ben chiaro, che in uno Stato garantista andranno sottoposte a ben tre gradi di giudizio, offrendo agli indagati tutte le garanzie costituzionali per potersi difendere o giustificare, per essere scagionati totalmente o parzialmente.

Saremmo ciechi, però, se rispetto a quanto avviato dalla magistratura lucana non si aprisse un ragionamento politico e per certi aspetti anche sociologico. Né si può fare a meno di estendere questo stesso ragionamento al resto d’ Italia e in particolare del Sud, Calabria in primis. Molte inchieste giudiziarie calabresi, altrettanto profonde, hanno già messo in luce alcune distorsioni della politica alimentate dalle ambizioni di cercatori di voti ad ogni costo e da sistemi di potere famelici più o meno ben collaudati. Nonostante l’argomento non sia nuovo, è strano, però, che sul piano strettamente politico l’importante inchiesta lucana non abbia aperto un confronto alto, serio, approfondito, anche nella confinante Calabria.

Leggendo le cronache relative a questo terremoto giudiziario che ha colpito il cuore del sistema regionale in Basilicata, pare di capire che sono e saranno sempre meno tollerati comportamenti della politica e dei politici troppo spesso considerati “normali”, quasi “scontati” e “naturali”: gestire direttamente o indirettamente più che svolgere azioni di indirizzo, orientare o pilotare la spesa, fare elenchi di “buoni” e di “cattivi”, di “utili” ed “inutili”, premiando portatori di voti meritevoli di “aiuto” o pezzi di casta da ingraziarsi per varie ragioni. La domanda, senza fini polemici, è questa: il Sud e la Calabria sono pronti a guardare a un nuovo modo di considerare la politica e i politici, o sarà la magistratura a farlo capire, ancora una volta e ancor di più, a colpi di inchieste ed arresti?

In Calabria si respira un’aria pesante. La tensione sembra essere alta in molti ambienti. La politica, senza approcci di natura strumentale, sarebbe chiamata a riflettere con grande senso di responsabilità anche alla luce di quanto è accaduto al di là del Pollino! (Montecristo junior)

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