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La Calabria non può essere più una colonia di partiti romani e milanesi. Occorre una svolta strategica!

La Calabria ha bisogno di una svolta reale, vera, concreta. Alla Calabria non servono più bugie, impegni disattesi, promesse andate in fumo, chiacchiere senza contenuti, recite tanto banali quanto disastrose. Alla Calabria necessita un progetto finalmente importante e strategico. Proprio ciò che è mancato finora, a causa di una scarsissima lungimiranza politica di partiti impegnati o nel rincorrere voti e risultati percentuali, e quindi nel garantire candidature, o nell’ambire a posizioni di potere, o addirittura a considerare la Calabria alla stregua di una colonia. Partiti nel complesso inadeguati, da sinistra a destra, rispetto alle esigenze più profonde di una popolazione calabrese che ha bisogno di analisi serie e di interventi pensati e credibili. Le poche positività che pur esistono non condizionano, purtroppo, un andamento globale che è a tutti gli effetti carico di limiti e insufficienze.

Calabria non più colonia è una sfida nella sfida. Questa nuova tornata elettorale farà coincidere molto probabilmente le elezioni regionali con altri appuntamenti con le urne che riguardano addirittura la Capitale, e poi Milano, Torino, Napoli, Bologna. La Calabria, con i suoi ritardi, le sue piaghe non guarite, le sue debolezze e le sue divisioni, rischia ancora una volta di essere incastrata in un gioco politico e partitico più grande e più ampio, svolgendo di fatto il ruolo della povera Cenerentola. Qualcuno dice: ma che volete che gliene freghi della Calabria? Tutta la popolazione calabrese conta meno dei soli abitanti di Roma, di Milano, di Napoli… Ma l’aspetto da tenere in considerazione non è soltanto quello demografico. Piuttosto ci si deve concentrare sulla dimensione politica di colonia che la Calabria ha avuto finora. A Roma o a Milano decidono candidature e schieramenti, stabiliscono, sulla base di proprie autonome visioni (e fermiamoci qui) chi verrà eletto alla Camera, al Senato, e in buona parte anche alla Regione o a sindaco. Perché anche dove esiste la preferenza singola, come nel caso delle regionali, è fondamentale ai fini del risultato la composizione delle diverse liste che può, a seconda appunto di come le stesse vengano strutturate e composte, premiare, avvantaggiare o indebolire questo o quello, o quantomeno predisporre una sorta di corsie preferenziali che alla fine risultano determinanti. Il tradizionale circo della politica, insomma, che storicamente ha sempre avuto una sola vittima: la Calabria. Una Calabria mai uscita dalla crisi spaventosa che la attanaglia a ogni livello. Se i Calabresi sono stanchi di questa situazione, devono prima di tutto combattere una battaglia di fondo: non accettare più di essere colonia!

Antonella Iacobino

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