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La complessa situazione della Lega in Calabria con un 8% che pretende cambiamenti radicali. Il mancato effetto Spirlì

Il forte arretramento nella città di Crotone è nei fatti, ma Cataldo Calabretta ha ragione nell'affermare che il risultato della provincia pitagorica è in linea con quello regionale Scritto da: REDAZIONE

L’articolo pubblicato da TgCal24 sull’analisi del voto della Lega in Calabria (vedi link in basso) merita alcune sottolineature, necessarie peraltro ad aprire un ragionamento sul futuro del partito di Matteo Salvini in una delle regioni più complesse del Sud Italia. Saremo schematici: 1) Il forte calo elettorale c’è stato: è chiaro e incontestabile. Rispetto al 12,25% raccolto nel gennaio del 2020, il 3 e 4 ottobre 2021 la Lega si è fermata all’8,33%, perdendo quasi 4 punti percentuali (un terzo del totale); 2) Molto probabilmente è stata proprio la presenza costante e instancabile di Matteo Salvini in Calabria a frenare una discesa verso il basso che ha significato perdere per strada, in meno di due anni, circa 32.000 voti, e cioè un terzo di ciò che era stato conquistato nel 2020; 3) Il forte calo della Lega in Calabria riguarda tutte le cinque province calabresi, con intensità diverse. Riassumiamolo: il 7,31% in provincia di Cosenza contro l’11,91% del 2020 (-4,6%); il 10,07% in provincia di Catanzaro contro il 16,12% del 2020 (-6,05%); il 9,30% in provincia di Vibo Valentia contro il 12,26% del 2020 (-2,96%); il 7,98% in provincia di Crotone contro il 15,62% del 2020 (-7,64%); l’8,58% in provincia di Reggio Calabria contro il 9,18% del 2020 (-0,6%). La provincia di Reggio Calabria è quella che perde di meno anche perché era rimasta più indietro nel 2020 rispetto alle altre quattro sorelle. Ma nella provincia di Reggio Calabria, dove la Lega ha investito di più sul fronte politico a partire dal grande ruolo dato a Spirlì, il partito di Salvini si attesta al quarto posto, superato perfino dalla seconda lista degli Azzurri: Forza Italia 21,09%, Fdi 9,61%, Forza Azzurri 8,99%, Lega 8,58%; 4) L’evidente forte calo della città di Crotone (persi 10 punti percentuali!) è mitigato dal risultato complessivo dell’intera provincia pitagorica, pari al 7,98%, sostanzialmente in linea – ha osservato correttamente il commissario provinciale Cataldo Calabretta – con l’8,33% conquistato a livello regionale. L’arretramento della Lega nella provincia crotonese riguarda prevalentemente la città capoluogo, causa il mancato pieno coinvolgimento (voluto da chi?) di personalità che forse avrebbero meritato maggiore attenzione; 5) Matteo Salvini ha dato ampia fiducia in Calabria (dopo la fine del commissariamento affidato al parlamentare bergamasco Cristian Invernizzi coadiuvato da un attivissimo Walter Rauti che ogni tanto continua a farsi vedere in Calabria), a un gruppo di dirigenti calabresi essenzialmente composto da: il commissario regionale Giacomo Saccomanno, il deputato Domenico Furgiuele, il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, i sub commissari regionali Roy Biasi, sindaco di Taurianova, e Cataldo Calabretta, presidente della Sorical, il responsabile organizzativo regionale Marco Maiolo, componente della struttura di Spirlì alla Regione. Questa è stata la squadra che ha preso le decisioni più importanti e strategiche, che ha organizzato il partito, che ha lavorato sulle candidature, che ha dato spazio politico a qualcuno e a qualcun altro no, che ha fatto le proprie sintesi. Non vanno dimenticati i quattro consiglieri regionali uscenti (Tilde Minasi, Pietro Molinaro, Pietro Raso, Filippo Mancuso) tra i quali sono risultati rieletti solo gli ultimi due; 6) In campagna elettorale il leader Matteo Salvini ha più volte ripetuto, anche con una certa enfasi, che la Lega sarebbe diventata in Calabria il primo partito della coalizione di centrodestra. Un auspicio infrantosi nonostante l’impegno diretto del leader che ha senz’altro pesato positivamente in campagna elettorale e che ha peraltro legittimato fino alla fine il gruppo dirigente prescelto. Però la Lega è arrivata terza, doppiata da Forza Italia, e per due decimi di punto non è stata superata dalla seconda lista degli azzurri; 7) Un effetto Spirlì positivo in senso elettorale non c’è stato, nonostante il ruolo strategico avuto dallo stesso per circa un anno in quanto presidente facente funzioni, nonostante l’enorme visibilità mediatica dovuta anche all’emergenza Covid, e nonostante una vicinanza politica del leader che non gli è mai mancata. Un leader che peraltro ha imposto, sul piano politico, un ticket Occhiuto-Spirlì per la presidenza prima di dare il via definitivo allo stesso Roberto Occhiuto, evidentemente scommettendo su un effetto Spirlì che, è incontestabile, non c’è stato.
Questi i fatti, peraltro pubblici e lapalissiani, raccontati senza partigianeria. Ora Matteo Salvini tirerà le somme, anche perché un 8% è troppo poco per immaginare un consolidamento della Lega in Calabria senza opportuni correttivi. Quali correttivi? Il tema meriterà un altro lungo ragionamento. “Molto probabilmente – afferma un dirigente locale che vuole rimanere anonimo – sarà necessaria una netta distinzione fra partito ed eletti, tra partito e detentori di incarichi, a qualsiasi livello, così come si usa nella Lega al Nord. Un partito in mano agli eletti, o ai detentori di incarichi, o ai soggetti coinvolti in strutture pubbliche – e questo principio vale per tutte le forze politiche, nessuna esclusa – rischia di trasformarsi in qualcosa che non funziona bene, e che comunque non fa la differenza che i Calabresi attendono da decenni!”. Il problema, quindi, non sta solo nel confermare o meno Spirlì nella Giunta regionale, ma piuttosto nel rimarcare e rendere visibile quella “differenza genetica” della Lega rispetto alle altre forze politiche operanti al Sud e in Calabria. Una “differenza genetica” che non si è ancora vista in tutta la sua potenziale portata, se non debolmente: i risultati del voto del 3 e 4 ottobre 2021 lo testimoniano più di mille parole! Senza sottovalutare il limitatissimo 2,81% raccolto dalla Lega alle comunali di Cosenza, superata anche dall’Udc. Né occorre dimenticare che talvolta, se lo spirito critico è corretto, le sconfitte possono anche avere effetti positivi. L’importante è che Matteo Salvini comprenda fino in fondo che i Calabresi, così come la maggioranza dei meridionali, attendono un decisivo cambio di rotta nel governo della cosa pubblica dai tempi di Garibaldi. E proprio il grande Garibaldi fu il primo a deluderli!

Il precedente articolo di TgCal24 sul risultato elettorale della Lega in Calabria: https://www.tgcal24.it/lega-in-calabria-perso-il-4-pari-a-oltre-31-000-voti-tonfo-a-crotone-un-modesto-4-e-giu-di-10-punti-percentuali/

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