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La Grotta del Romito di Papasidero, una finestra sulla Calabria del Paleolitico

È uno dei giacimenti del Paleolitico più importanti d’Italia, noto in tutta Europa e oggetto di progetti e di studi pluridisciplinari. Nella “Grotta del Romito” di Papasidero vengono condotti scavi istituzionali che consentono di ampliare il panorama di informazioni, di incrementare le collezioni e che rappresentano anche un cantiere di formazione per gli studenti universitari del settore archeologico preistorico.

La grotta è aperta al pubblico e vuole essere un’occasione, per l’ampia utenza e per la cittadinanza locale, di conoscere un segmento storico del lontano passato della Calabria: una finestra sulla Calabria del paleolitico.

La grotta

La grotta e il riparo – che appaiono oggi come due ambienti quasi distinti a causa di una chiusura artificiale con un muro risalente all’epoca in cui la caverna fu utilizzata come romitorio – sono localizzate all’interno di uno stretto canyon che offriva protezione e riparo. Nei pressi scorre l’attuale fiume Lao, attivo durante la presenza paleolitica e utilizzato come via di comunicazione.

Le due aree sono stati oggetto di sistematiche ricerche e di scavi da parte di Paolo Graziosi, paletnologo e antropologo dell’Università di Firenze, negli anni ’960. All’interno della grotta, Graziosi mise in luce un potente deposito archeologico di circa 7 metri di spessore, che documentava una presenza umana nei periodi più recenti del Paleolitico e nel Neolitico. A questa fase di indagini nella grotta si deve, tra l’altro, la segnalazione di due inumazioni singole.

Contiguo all’ambiente attualmente chiuso della grotta si apre il riparo, un ampio spazio all’aperto protetto dall’aggetto della parete rocciosa. Gli scavi che P. Graziosi vi ha condotto parallelamente a quelli nella grotta hanno messo in luce una sequenza stratigrafica che in parte coincide con quella all’interno della caverna, limitatamente agli ultimi millenni del Paleolitico (10-11 mila anni orsono).

Qui è localizzato il grande masso inciso con l’imponente figura di toro, nei pressi del masso Graziosi rinvenne due sepolture ciascuna con due inumati. Nell’area esterna del riparo è localizzato l’altro grande masso con incisioni di tipo lineare.

Luigi Salsini ha intervistato il professor Fabio Martini, paleontologo dell’Università di Firenze.

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