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La Lega al Sud e in Calabria: l’analisi di Sofo, Salvini e Invernizzi. Un contributo ragionato alla riflessione comune

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Ho letto con attenzione la nota dell’europarlamentare della Lega, Vincenzo Sofo, dal titolo “Più che Salvini, sia messo in discussione chi lo consiglia al Sud”. Vi ho trovato spunti interessanti, nonché da approfondire in un confronto tanto civile quanto serio, ma anche qualche valutazione un po’ ingiusta sulla quale lo invito a riflettere con più attenzione, anche contestualizzando bene la genesi e l’evoluzione di alcuni processi interni al partito nel quale anche io milito e cerco di dare un contributo. Lascerò alla fine del mio intervento i brevi commenti su queste valutazioni che non condivido, anche per restituire profondità di pensiero alla dialettica politica e non correre il rischio di infilarsi in polemiche e personalismi sempre sterili.

In Calabria, e in tutto il Sud, occorre una vera e propria rivoluzione politica, radicale e coerente. La Lega nacque nel Nord Italia all’epoca della caduta del Muro di Berlino, sulle macerie della tanto vituperata Prima Repubblica. Umberto Bossi, intuendo che il mondo stava cambiando e che le Regioni del Nord stavano pagando il prezzo più alto rispetto alle drammatiche degenerazioni dei poteri romani, avviò con straordinario coraggio e dedizione una battaglia che, in un po’ di anni di enormi sacrifici, rese la Lega il partito più moderno d’Italia (in termine di elaborazione politico-culturale) ed anche centrale nel definire i precari equilibri di una Seconda Repubblica strutturalmente debole e imperfetta.

A distanza di circa trent’anni Matteo Salvini ha la seconda storica intuizione politica della Lega. Salvini comprende che la politica ha ormai una dimensione globale, che valori di straordinaria importanza meritano di essere tutelati (radici cristiane, sicurezza dei cittadini, famiglia, patrimonio identitario, invasione incontrollata e forse pilotata dell’Europa…), che Nord e Sud Italia hanno ormai un comune destino e che il loro futuro, pur nella diversità delle condizioni economico-sociali, hanno gli identici avversari da combattere: una visione burocratica dell’Europa che schiaccia i diritti dei Popoli, il prevalere di visioni assistenzialistiche che negano la centralità del lavoro, i mille ostacoli che si frappongono alla crescita delle imprese, una pressione fiscale insostenibile a fronte di servizi pubblici inefficienti e precari, potentati globali che mirano a destrutturare e fagocitare le nazioni più deboli. Ecco che la Lega diventa partito nazionale ed offre al Sud un modello e un “format” da applicare.

In Calabria una Lega animata dal desiderio di affrontare con lealtà e generosità le tante emergenze che si trascinano da troppo tempo deve avere il coraggio di imporsi come forza dirompente di cambiamento, e deve farlo senza avere troppa preoccupazione di andare a governare ad ogni costo, ma piuttosto di diventare assolutamente credibile e coerente al cospetto dei cittadini. In quest’ottica occorre setacciare con estrema cautela i gruppi dirigenti cui si affidano compiti gravosi, valutare bene alleanze e compagni di viaggio, non temere di dire dei “no” o di allontanare chi è chiacchierato, stando molto attenti anche ai risultati, e persino ai segnali abbastanza decifrabili, delle coraggiosissime inchieste della magistratura, a partire da quelle coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. In Calabria il rifiuto categorico della ‘ndrangheta e dei suoi amici e alleati più o meno occulti, il sovvertimento totale di una tradizione di politiche clientelari e assistenzialistiche, il culto della meritocrazia, la volontà decisa di sostenere i ceti produttivi veri, la negazione del consociativismo e del trasformismo gattopardesco, devono essere i capisaldi attorno ai quali costruire un Progetto Lega e coalizioni davvero omogenee e all’altezza della sfida. In quest’ottica, a mio personale avviso, bisogna stare attenti a quei positivi fenomeni di civismo che stanno lentamente ma inesorabilmente montando e che non devono essere per nulla sottovalutati.

Aggiungo che in un Mezzogiorno che ha nella propria storia provati condizionamenti della mafia, modelli iper-clientelari nella gestione della cosa pubblica, sacche di assistenzialismo improduttivo, fenomeni di trasformismo che hanno dato vita al partito unico e onnipresente della gestione che vince sempre, nonché l’azione nefasta di massonerie deviate, le coalizioni ingessate e forzate non agevolano la selezione del meglio e produrranno un dannosissimo rifiuto generalizzato della politica e dei politici. Tra i Calabresi e i Meridionali risuona troppo spesso, e in maniera crescente, un giudizio tagliente e sprezzante: “Sono tutti uguali”. In questa inesorabile sentenza popolare, più che comprensibile, si annida un pericolo grave: la perdita diffusa e irrecuperabile di credibilità da parte del ceto politico.

Le recenti elezioni regionali di Campania e Puglia non sono state un bel segnale, sia per il centrodestra sconfitto che ha consapevolmente proposto soluzioni indigeste per l’elettorato, sia per un centrosinistra che ha vinto allestendo calderoni di liste che non esaltano il dato politico e le scelte dirimenti, ma provano altro. Un altro che, lo vedrete, darà problemi da qui a poco. In Campania e Puglia ha fallito il centrodestra delle mediazioni ad ogni costo, delle formule ingessate che non possono funzionare dal Piemonte alla Sicilia, che usa una sorta di Manuale Cencelli per le candidature a Presidente anziché puntare sui migliori. Ma è destinato al rapido fallimento anche un centrosinistra che ha voluto vincere ad ogni costo, sommando di tutto e di più!

Al Sud esistono condizioni economico-sociali e civili completamente diverse rispetto al Nord. Il Mezzogiorno è terra di tassi di disoccupazione elevatissimi, di emigrazione di massa, di carenza spaventosa di servizi strategici, di sacche consistenti di clientelismo e di parassitismo, di mafia che condiziona anche pezzi di politica ammalata, di sacrifici inenarrabili da parte di piccole e medie imprese aggredite dalla globalizzazione prima e dal Covid-19 poi, di ceti medi impoveritisi, di diffuse manifestazioni di inciviltà che nascono dall’ignoranza o dal lungo giogo della sudditanza. Al Sud la mafia vota, lo sanno tutti, ed evidentemente c’è qualcuno che viene eletto e governa, a vari livelli, anche grazie alle preferenze ottenute dalla criminalità organizzata che non dimentica i conti da saldare. Il Mezzogiorno è terra in cui sia il centrodestra classico sia il centrosinistra hanno in gran parte fallito nel tentativo, talora neanche preso in considerazione rispetto a una mera occupazione del potere, di cambiare il corso della storia. Al Sud esiste il problema di alleanze che siano coerenti con una mission politica che riesca finalmente ad affrontare a testa alta la Questione Meridionale, irrisolta da 160 anni. Vergognosamente irrisolta!

Ecco quindi che comprendo e faccio mie le preoccupazione di Vincenzo Sofo sul Sud e per il Sud. E credo fermamente che, se le analisi su evidenziate resteranno centrali in un confronto dialettico sincero, la Lega anche in Calabria potrà giocare un ruolo decisivo, onorando appieno l’intuizione “nazionale” di Matteo Salvini.

Poche righe conclusive sulle “valutazioni” che ritengo ingiuste, ma che comunque proverei a relegare a margine, proprio per conservare, anche agli occhi dei cittadini e degli elettori, la portata politica rivoluzionaria della Lega anche al Sud e in Calabria. Solo alcune “battute”, quindi: chiediamoci perché e in quale contesto, anche mediatico e con rilevanza nazionale, l’on. Cristian Invernizzi è calato da Bergamo in Calabria nelle vesti di commissario nominato da Matteo Salvini; decidiamo tutti assieme, se lo vogliamo, di convivere con l’organizzazione verticistica della Lega, sia quando ci premia, ci sceglie e ci mette in condizione di primeggiare, sia quando eventualmente non ci valorizza appieno secondo le nostre autonome e sempre legittime valutazioni (non ho memoria di primarie o di congressi per tutte le nomine dirigenziali o le candidature varate finora); chiariamoci fino in fondo sul concetto di “calabresità”, comprendendo che non tutto ciò che è “calabrese” è valido, buono e spendibile, perché c’è una Calabria da dimenticare ed emarginare.

Da Cristian Invernizzi, bergamasco e leghista sin dall’adolescenza, ho imparato molto sulla natura più originale della Lega e sul profondo significato di essere e sentirsi leghisti. A Cristian, da cultore di materie storiche e da autore di tanti libri e scritti sul tema, ho tentato di spiegare perché e in cosa siamo diversi tra nordici e meridionali, concentrandomi sulla differenza storica fondamentale che esiste tra gli eredi della Civiltà dei Comuni, libertaria per definizione, e gli eredi della Civiltà Feudale. Pensateci bene: non abbiamo assistito per decenni a un’organizzazione feudale dei partiti e della nostra società? Consiglio a tutti la lettura del sempre valido saggio di Robert D. Putnam: “La tradizione civica nelle regioni italiane”. A tutti chiedo, serenamente: rispetto a quali battaglie politiche autenticamente leghiste (tra sanità, scuola, infrastrutture, agricoltura, artigianato, lavoro…) Cristian Invernizzi ci ha impedito di misurarci e di lottare per sconfiggere un sistema che fa acqua da tutte le parti? Il nodo è un altro, se non vogliamo essere ipocriti e con portata erga omnes: l’ondata di consensi trascinata da Matteo Salvini anche al Sud ha fatto ritenere che questa o quella postazione potevano essere foriere di carriere politiche altrimenti impensabili. Ma ora (direi quasi per fortuna!) siamo in un altro contesto. L’ondata “gratuita” di consensi ha innestato le marce ridotte (anche Sofo cita percentuali che comunque andrebbero lette con maggiore precisione), il competitor Fdi-Meloni non fa sconti, il popolo calabrese si è rotto le scatole della politica che non risolve i problemi e comincia a trovare soluzioni alternative. C’è tanto da meditare, da costruire e da lavorare. Da parte mia ritengo tanto indispensabile quanto utile il supporto dell’esperienza e dell’equilibrio di Cristian Invernizzi. In ogni caso l’idea e la convinzione di continuare a militare nella Lega non dipenderanno mai, per me, da giudizi sulle persone o dalle fortune e capacità delle stesse (abbiamo un vice presidente della Regione, quattro consiglieri regionali, un eurodeputato, etc.) ma dalla coerenza che soggettivamente valuterò rispetto ai “pilastri” che ho descritto in maniera diffusa e spero chiara. La Questione Meridionale resti centrale!

Massimo Tigani Sava

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