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La Lega e il Sud. L’analisi di Giorgetti a Porta a Porta merita una riflessione seria

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La Lega e il Sud. Un commento importante del vice segretario federale della Lega, Giancarlo Giorgetti, nella puntata di Porta a Porta andata in onda su Rai1 il 5 marzo scorso, merita di essere approfondito e analizzato. Giorgetti, rispondendo a una domanda di Bruno Vespa sulla possibilità di un’alleanza di governo con i 5Stelle si è soffermato, tra l’altro, su alcune differenze di natura politico-programmatica: “Noi ci concentriamo sulla creazione della ricchezza, loro sulla distribuzione della ricchezza: faccio riferimento alla proposta del reddito di cittadinanza piuttosto che all’incentivazione della ripresa economica in questo Paese. E devo dire che guardando la cartina geografica (l’on. Giorgetti faceva riferimento alla mappa dell’Italia proposta da Porta a Porta che, utilizzando diversi colori, esemplificava il risultato delle urne, ndr) questa rispecchia anche un po’, purtroppo, una chiara distinzione socio-economica del Paese, che dovrebbe far riflettere. Io penso che ci siano tante motivazioni che hanno indotto il Sud a votare i 5Stelle. Spero che non sia stato soltanto il tema del reddito di cittadinanza. Lo spero vivamente”.

Un commento, dicevamo, davvero significativo, sul quale la stessa Lega è chiamata a ragionare rispetto alla svolta strategica di diventare partito nazionale e quindi di radicarsi anche al Sud. Ma prima alcune doverose premesse, per non dare adito a dubbi di sorta. Non contestiamo in alcun modo l’esistenza di pesanti sacche di parassitismo, di indolenza e di visione assistenzialistica presenti al Sud, esaltate dal connubio devastante tra classi politiche arretrate e porzioni di popolazione poco propense a rimboccarsi le maniche e a pretendere un’economia solida e ricca di opportunità, piuttosto che sussidi e pensioni non meritati. Né dimentichiamo gli sprechi autocratici del Nord, facendo ad esempio riferimento ai recenti scandali del sistema bancario che dimostrano, accanto alla diffusa, radicata e coraggiosa resistenza di ceti produttivi abili, operosi, dignitosi (la vera ricchezza e speranza del Paese), la rapace vitalità di ceti imprenditoriali vocati più alla rapina che non al lavoro, nonché allo spudorato saccheggio di ricchezze collettive.

Ecco quindi che Giorgetti e la Lega nella loro analisi sull’ondata di consensi che il Mezzogiorno (e non solo) ha tributato ai 5Stelle, devono pensare più che a una differente condizione socio-economica (che peraltro non si nega in quanto elemento strutturale da modificare), a una maggiore delusione dei cittadini rispetto alle ripetute mancate risposte sia dei governi di centrosinistra, sia dei governi di centrodestra. Ecco che quindi il Sud ha gridato un forte “no” alla politica in quanto tale, e ai suoi rappresentanti che pur vestendo casacche diverse hanno di fatto tradito le aspettative politiche sia dei disoccupati sia degli occupati, sia delle imprese sia degli impiegati. Un Mezzogiorno nel suo complesso governato male, sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, e che ha stracciato la meritocrazia, ha prodotto una reazione decisa e radicale, sintetizzabile nel concetto: andatevene a casa tutti! Il centrodestra si è ulteriormente insediato al Nord perché Regioni quali la Lombardia e il Veneto sono state governate molto bene. Al Sud le stesse forze politiche non hanno dato uguale prova, anzi!

Se la Lega saprà far propria questa lettura, dimostrando di poter rappresentare sia le porzioni vitali e produttive del Nord (che sono maggiori per tante ragioni anche storiche) sia quelle del Sud (che sono minori, ma non scarse, e proprio per questa ragione ancora più bisognose di rappresentatività), il 5% medio conquistato il 4 marzo nelle regioni meridionali potrebbe salire anche di molto. Ma le domande sulla penetrazione politica della Lega al Sud, e sono questi i veri temi all’ordine del giorno dell’analisi della Lega di Salvini, sono prevalentemente due: 1) qual è la piattaforma politico-programmatica per il Mezzogiorno, che un partito federalista e sostenitore dell’autonomia delle Regioni non deve solo imporre dall’alto ma anche far maturare in modo autoctono? 2) con quali gruppi dirigenti si intende avviare questa lunga marcia che deve essere capace di sovvertire tutte le negatività maturate dall’Unità del 1860 ad oggi, generando quell’enorme fenomeno che ancora si può indicare come Questione Meridionale?

Ecco quindi che sia la mancanza di proposte politico-programmatiche disegnate appositamente per il Mezzogiorno, sia una non del tutto convincente selezione dei gruppi dirigenti in regioni difficili per mille ragioni, non consentiranno alla Lega di sfondare al Sud e “regaleranno” circa metà dell’Italia ai 5Stelle che, e qui Giorgetti ha detto giusto, si concentrano molto sulla distribuzione della ricchezza. Ma anche quest’ultimo tema, nella logica di una lotta agli effetti catastrofici di un certo modo di intendere la globalizzazione, propri della Lega, deve diventare pane quotidiano per Salvini e Giorgetti, perché masse enormi di popolazione europea sono state impoverite a vantaggio di pochi plutocrati. I disagiati e i poveri del Sud, così come le imprese e i professionisti massacrati da mille problemi, oggi chiedono aiuto, pane, lavoro, opportunità, progetti, diritti negati. Chiedono prioritariamente una svolta vera nel modo di governare la cosa pubblica. Essi stessi sono vittime di logiche assistenzialistiche, partitocratiche o in diversi modi deviate che non si possono imputare solo al centrosinistra. Altro che assistenzialismo!

Massimo Tigani Sava

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