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La piscina di Crotone è ferma: il grido d’allarme delle storiche società di nuoto

Un altro foglio del calendario è volato via, ma a Crotone la piscina olimpionica comunale di via Giovanni Paolo II è ancora chiusa, l’attività natatoria è ferma e per la parte agonistica la stagione è oramai compromessa. E così, i vertici delle tre società che gravitano attorno alla struttura, i presidenti della Rari Nantes, Vincenzo Arcuri, e della Kroton Nuoto, Tatiana Gritsenko, ed il vice presidente della Lacinia Nuoto, Roberto Fantasia, risultate aggiudicatarie degli spazi acqua, hanno lanciato l’ennesimo, accorato appello all’amministrazione comunale perché faccia presto, restituendo pienamente e compiutamente l’impianto ai praticanti di nuoto e pallanuoto e mettendo fine ad una situazione che dalle sfumature dell’increscioso è passata all’avvilente spinto, e stabile. Lunedì scorso sono state aperte le buste con le offerte economiche relative alla gara pubblica per la gestione, il cui termine era fissato al 31 dicembre scorso, ma fino a questo momento le tre società non hanno ricevuto alcuna risposta, e nemmeno cenni informali, segnali di fumo, comunicazioni cifrate o nella lingua dei segni. Niente. E per il pallone pressostatico, indispensabile per le stagioni fredde, si sa solo che il comune avrebbe contattato una ditta specializzata, senza però alcuna certezza circa modalità e soprattutto tempi del montaggio. Nel migliore dei casi, l’attività sportiva potrebbe riprendere lunedì 11 novembre, ma i ritardi accumulati non permetterebbero di garantire un’adeguata preparazione atletica. Il rischio è di vanificare non solo la stagione in corso, ma addirittura anni di lavoro. Ricapitolando: fino a fine anno, Rari Nantes, Kroton Nuoto e Lacinia Nuoto formalmente sono usufruttuarie della piscina, sia pure a tariffe più alte rispetto alla media nazionale, ma dal primo gennaio prossimo si potrebbe ritornare nuovamente al punto di partenza, e le attività rischiano di rimanere paralizzata sine die. Alla conferenza stampa c’erano pure alcuni dei 250 ragazzi che frequentano la piscina coi loro familiari: a pensarci bene, la loro è una battaglia surreale, perché ci sono zone in cui il diritto alla pratica sportiva è quasi imposto, bussando porta a porta, mentre in questo caso si assiste ad una diatriba che va avanti da più di tre mesi. Per il presidente della Rari Nantes, Vincenzo Arcuri, si tratta di uno smacco sportivo, specie per il sempre prolifico settore giovanile, ma anche di una disfatta sociale, perché la piscina chiusa è in fondo una privazione di opportunità per tutto il territorio

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