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La priorità è il Ponte sullo Stretto o una rete ferroviaria sicura?

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I binari si rompono, le rotaie cedono, i treni deragliano, le persone muoiono. Ma certe priorità non cambiano. Contro ogni logica.

Mentre la rete ferroviaria italiana va in pezzi, provocando lutti e tragedie (spesso sfiorate) al nord come al sud, suona francamente beffarda la recente affermazione dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, sulla “fattibilità, utilità e sostenibilità” del Ponte sullo Stretto di Messina. Un Ponte che “va fatto, nell’ambito del Corridoio ferroviario europeo che va dalla Scandinavia alla Sicilia”. Ma chissà se il Corridoio europeo prevede binari che cedono, treni vecchi e malridotti che si fermano per strada e spesso tardano, o una rete ferroviaria come quella italiana. C’è l’alta velocità, certo, ma è privilegio di pochi; e a pagare, troppo spesso a prezzo carissimo, è sempre l’esercito dei pendolari.

E allora la priorità è il Ponte sullo Stretto, o magari interventi seri e decisivi sulle infrastrutture “ordinarie”, quelle utilizzate ogni giorno da milioni di persone, quelle che se funzionano male provocano morti e feriti? E che, evidentemente, i vertici di Ferrovie dello Stato non usano?

Il problema l’ha sollevato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dopo il terrificante incidente ferroviario di Pioltello. “Lasciamo perdere i ponti sullo Stretto – ha detto – e investiamo invece sulla sicurezza ferroviaria”, e magari sui collegamenti da terzo mondo esistenti in troppe zone d’Italia. A partire dalla Calabria, che il suo tributo in sangue lo ha offerto abbondantemente: i 71 morti della Fiumarella nel 1961; i 28 di Curinga nel 1980; i 4 di Bonifati l’anno dopo; i 12 di Crotone nel 1989; e po la lunga sequenza di tragedie sfiorate, fino all’ultimo deragliamento nella galleria del Santomarco nel dicembre scorso. E in mezzo pochissimi interventi per migliorare lo stato delle cose.

Capitolo a parte, poi, lo meritano alcuni degli esponenti politici che negli ultimi trent’anni hanno occupato posti di Governo, di sottogoverno e di grande responsabilità nelle aziende “di Stato”. Di fronte al gravissimo incidente di ieri mattina non hanno perso occasione per tacere, spiegando cosa bisognerebbe fare e come bisognerebbe intervenire. Peccato che fino ad oggi non siano certo stati su Marte, non siano certo stati estranei all’amministrazione pubblica, e dunque avrebbero avuto tutta l’autorità per attuare quegli stessi interventi che oggi invocano. Per loro la domanda giusta sarebbe: “Perché questi interventi non li avete fatti quando avreste potuto?”

Loro sono campioni del mondo di “autoassoluzione”, ma noi cittadini dovremmo avere la memoria più lunga.

Francesca Travierso

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