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La Regione Calabria e la partita dei direttori generali

Una partita politica e amministrativa fondamentale, se non addirittura di rilievo strategico, è all’attenzione del governo regionale guidato dalla presidente Jole Santelli: la scelta dei nuovi direttori generali. Dalla capacità di generare una forte discontinuità in questa materia, passa gran parte della credibilità politica del nuovo governo regionale. Qui non si tratta di dare giudizi sui singoli che oggi siedono a capo dei diversi dipartimenti della Regione Calabria. Alcuni di loro, o anche molti di loro, sono bravi? Bene, proseguano nella loro brillante carriera rivestendo altri incarichi di prestigio. Qui non si tratta di avere atteggiamenti di tipo punitivo o personalistico. È in gioco, piuttosto, la volontà politica più volte ribadita dalla presidente Santelli nel corso della campagna elettorale di cambiamenti robusti, di inversioni di tendenza, di avvio di nuovi percorsi. E come le avvii le nuove stagioni se non parti dai direttori dei Dipartimenti? Si possono lasciare nelle stesse mani settori cruciali dell’amministrazione regionale?

Si rifletta: la differenza tra politica e burocrazia è strutturale, tranne che per un principio di fondo che riguarda la preventiva eliminazione di centri di potere decisionale che non si rinnovano, che durano nella stessa posizione per troppo tempo, che devono necessariamente aprirsi ai concetti di rotazione, di ricambio, di sperimentazione di nuovi assetti. È come se, fatte le elezioni, e ascoltato il giudizio del popolo, ci trovassimo di fronte gli stessi assessori al Turismo, alle Attività Produttive, al Bilancio e all’Agricoltura della precedente legislatura. Non è così e non deve esserlo neanche per l’alta burocrazia che ha essa stessa bisogno di applicarsi in nuove sfide e di non fossilizzarsi sui stessi compiti.

Cosa decideranno la presidente Santelli e i suoi assessori? Cosa deciderà il centrodestra? L’attesa di tutti è grande, sempre in una logica di massima esaltazione della meritocrazia!

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