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La rivoluzione di Stige e le risposte del procuratore Gratteri a Minoli

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L’operazione Stige rappresenta una svolta nella storia contemporanea della Calabria. Non sono stati ancora ben metabolizzati tutti i possibili risvolti di questa poderosa inchiesta che mette in discussione e smantella un certo modello sociale, economico e politico ben radicato in buona parte del territorio calabrese, con punte di maggiore intensità in alcune specifiche aree. A tal proposito, il “Faccia a Faccia” di Giovanni Minoli con il procuratore Nicola Gratteri, andato in onda nei giorni scorsi su La7, merita un’adeguata sottolineatura, segnalando peraltro che è facilmente visionabile su YouTube. Parlando di Stige, Minoli esordisce con parole che non devono essere interpretate: “Questi 169 arresti sono solo l’inizio, lo dice il Comandante dei Carabinieri – il giornalista si riferisce al generale Tullio Del Sette, ndr -. Comunque un’operazione storica, la più grande degli ultimi 23 anni. Un’inchiesta antimafia che farà scuola e che è stata resa possibile da una grande sinergia, quella fra la Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, e i suoi uomini, e l’Arma dei Carabinieri”. Incomincia quindi l’intervista al procuratore Gratteri, con il tono incalzante tipico di Minoli: “Dopo questa operazione lei ha detto: è solo l’inizio della guerra. Veramente è solo l’inizio della guerra?”. Gratteri, molto concentrato, risponde lapidario: “Sì”. C’è da immaginare che la Dda di Catanzaro sia già da tempo al lavoro su altre fondamentali inchieste, forse ancora più articolate e profonde rispetto alle realtà criminali, sociali, economiche e, pare di capire dall’impianto di Stige, politiche calabresi. Del resto l’impegno inflessibile è ribadito dopo qualche ulteriore passaggio dell’intervista, quando Nicola Gratteri riferendosi al suo ruolo di Procuratore della Repubblica a Catanzaro afferma: “Sono felice di essere a Catanzaro e da lì faremo grandi cose”.

Un’altra porzione dell’intervista pone l’accento su una questione strategica per il futuro della Calabria. “Su questa operazione clamorosa – incalza Minoli – perché è stata veramente clamorosa, personalmente sono stato colpito dal silenzio assordante delle istituzioni. Ma è normale?”. Gratteri risponde: “Sono abituato”. E Minoli: “Abituato… ma era quasi come se si volesse… sì, si è data notizia ma insomma quasi come se dovesse passare sottotraccia un po’…”. E Gratteri: “Mah, forse c’erano troppi pubblici amministratori e politici…”. “Coinvolti”, completa Minoli. “Sì”, conferma Gratteri. Arriva quindi il passaggio alla vita politica e alle elezioni. Minoli: “Adesso si vota. Dopo l’operazione Stige, si capisce, l’abbiamo sentito, si capisce che la ’ndrangheta piazza direttamente oramai i suoi uomini senza intermediari. È così?”. Gratteri: “La ’ndrangheta è molto forte soprattutto in Calabria. Ci sono pezzi interi del territorio dove la ’ndrangheta controlla il respiro, il battito cardiaco”. Minoli: “Infatti, abbiamo sentito nel filmato introduttivo il capo dei Ros che dice che gli infiltrati in Calabria sono loro”. Gratteri: “E’ un’espressione suggestiva ma veritiera”. Minoli: “Il controllo del territorio è in mano alla ’ndrangheta”. Gratteri: “E noi dobbiamo creare l’inversione di tendenza”. Minoli: “Adesso si vota, però. Che validità democratica possono avere le elezioni in questo contesto?”. Gratteri: “La ’ndrangheta vota e fa votare. Sta a noi, uomini delle istituzioni, essere bravi, intelligenti, capaci e pronti”. Minoli: “Però abbiamo sentito che a Cirò Marina gli abitanti hanno dovuto scegliere tra due uomini della ’ndrangheta, praticamente divisi in correnti ormai”. Gratteri: “Questo è il grande problema. Il grande problema è i candidati che vengono proposti ai cittadini. Cioè chi scegliere, se scegliere il meno peggio….”. Minoli: “Chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto?”. Gratteri: “Chi fa le liste. I partiti politici che fanno le liste”. Parole pesanti come macigni! Fatta salva l’inevitabile premessa garantista, cui tutti ci associamo con convinzione, e che ci induce sempre e in ogni caso ad attendere con serenità i tre gradi di giudizio, nessuna persona in buona fede potrà negare che quanto già emerso dall’inchiesta dovrebbe produrre riflessioni profonde nonché immediati interventi risolutivi sul piano del rapporto tra politica e istituzioni, tra rappresentanza politica e partiti, tra società civile ed economia.

Traiamo quindi le prime conclusioni rispetto a un ragionamento che continueremo a seguire con grandissima attenzione. Primo punto: l’operazione Stige rappresenta una svolta per la Calabria ed è solo l’inizio, come dimostrano fatti e commenti autorevoli, di una vasta azione di contrasto ad assurdi, insopportabili e insostenibili modelli di convivenza sociale. La Calabria dalle mille potenzialità sottodimensionate o inespresse (ambiente, agricoltura, storia, cultura, archeologia, arte, paesaggi…) ha scelto, soprattutto in alcune aree, altre strade ed altri percorsi che, al di là del concetto di illegalità, si dimostrano innanzi tutto inadeguati rispetto all’esigenza collettiva di creare posti di lavoro sani, di aumentare il pil, di costruire una dimensione propria, autentica e identitaria, nel mondo globale, di puntare sulla meritocrazia, di migliorare i servizi per le famiglie. Un fiume di energie negative ha prevalso su quelle positive che pur esistono, che quindi vengono schiacciate, represse, emarginate. E in questo contesto “gli assordanti silenzi”, o anche atteggiamenti di attesa passiva, non sono accettabili e potrebbero finanche significare qualcosa di più grave rispetto alla genetica vena gattopardesca del Mezzogiorno. Indolenza? Assuefazione? Coabitazione forzata? Connivenza indiretta? Connivenza mascherata? Lo vedremo. Dai prossimi giorni inizieremo, partendo dalla “rivoluzione” di Stige, a chiamare in causa gli esponenti primari del mondo politico, istituzionale, sociale ed economico chiedendo loro in modo chiaro: quale Calabria vogliamo? E ai partiti, come già fatto ieri, diciamo: procedete, in vista delle elezioni politiche, a un rinnovamento deciso e rumoroso. Se non lo farete qualcuno vi chiederà perché! (muriatico)

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