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La “strana” proposta di Alfano a Gratteri

Scritto da:

di Francesca Travierso

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha scelto il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri per rappresentare l’Italia nell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Un incarico di grande prestigio e importanza, che il magistrato ha accettato ponendo due condizioni: nessuna retribuzione e autonomia totale.

Sulle possibili ragioni di questa scelta compiuta da Alfano, però, pesano alcune fastidiose circostanze (una porta il nome di “Jonny”), sulle quali si sta confrontando il mondo dei social, che talvolta sembra l’unico a non avere timore a esprimere opinioni.

Quanto è particolare, per esempio, la circostanza che questa “proposta” arrivi a poche settimane dall’inchiesta Jonny, che ha lambito (almeno per ora) lo stesso Alfano? È l’inchiesta che avrebbe svelato il sistema col quale la malavita organizzata, godendo di evidenti coperture a tutti i livelli, costruisce e sfrutta il business dei migranti attraverso la Misericordia di Isola Capo Rizzuto; è l’inchiesta che ha lambito lo stesso Angelino Alfano, portando in carcere anche persone a lui vicine, talmente vicine da collaborare nella gestione del centro di accoglienza di Lampedusa con un parente stretto di un fratello di Alfano.

È l’inchiesta, guarda caso, condotta proprio dal Procuratore Nicola Gratteri; un’inchiesta tenuta ferma per quasi dieci anni, per sbloccare la quale lo stesso Gratteri ha affermato di “aver dovuto gridare per un anno”, lasciando intendere che ci fossero coperture potenti a tenerla in standby. È l’inchiesta dopo la quale, guarda caso, Renzi ha “scaricato” politicamente Alfano.

Tanti casi, tante circostanze, che ai più “cattivi” fanno apparire questa proposta di Alfano come il goffo e disperato tentativo di un uomo a cui sta pericolosamente franando il terreno sotto i piedi.

Tanto più goffo e disperato se davvero Alfano, conoscendo Nicola Gratteri, dovesse pensare di imbonirlo con queste sirene. Perché è chiaro che l’inchiesta Jonny non è finita, è chiaro che all’appello mancano i colletti bianchi di cui gli stessi inquirenti (come del resto il ministro dell’Interno Marco Minniti) hanno parlato. E di conseguenza è altrettanto chiaro che se l’inchiesta Jonny dovesse fermarsi, a questo punto, in tanti ci farebbero una pessima figura, e il segnale che arriverebbe alla Calabria, all’Italia, sarebbe davvero molto, molto brutto.

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