mercoledì, 24 luglio 2024

«La violenza di genere è un dramma strutturale»

Ai microfoni di Video Calabria Matilde Spadafora, madre di di Roberta Lanzino, ragazza di Rende stuprata e uccisa a 19 anni

La violenza di genere è un dramma strutturale, che come tale dev’essere affrontato, iniziando col fare funzionare bene gli strumenti che già ci sono. E’ un invito alla serietà quello che arriva da Matilde Spadafora. E’ la mamma di Roberta Lanzino, giovanissima studentessa di Rende stuprata e uccisa a 19 anni nel 1988. Ed è l’anima del centro antiviolenza intitolato proprio a Roberta, uno dei primi della regione, che da 30 anni è attivissimo su tutti i diversi aspetti del complicatissimo tema della violenza di genere. Un tema che periodicamente torna all’attenzione in maniera prepotente, ma che in realtà andrebbe affrontato quotidianamente, in maniera corale, organica e soprattutto “seria”.

La storia di Roberta

Roberta Lanzino ha 19 anni, quando, sulla strada per il mare, dove si sta recando, in motorino, seguita a breve distanza dai genitori che si fermano per brevi soste impreviste, viene selvaggiamente aggredita, seviziata, violentata e uccisa. La sua giovane vita viene spezzata, così, all’improvviso e casualmente.

Una semplice, felice, solare, ragazza, muore, barbaramente muore, per la sola “colpa” di essere donna. Una ragazza, una possibile figlia di ogni mamma e di ogni papà.

Concluso brillantemente il primo anno di vita universitaria, si preparava a vivere la spensierata felicità di una estate al mare, in attesa di una nuova esperienza che l’attendeva a Settembre, in un Campus sindacale. Settembre che per lei non arriverà mai.

Arriva invece la mano assassina degli stupratori. Roberta muore, per un taglio alla gola: le spalline, conficcate nella bocca, certo per attutire il suo urlo di dolore; almeno cinquanta ferite e una caviglia slogata: il suo vano tentativo di sfuggire alla furia delle bestie umane.
E sul suo corpo, l’impronta biologica degli assassini, quel liquido seminale, testimonianza di una violenza connotata. Eppure lo Stato, ha assolto. Non per assenza di indizi, ma perché la scienza investigativa, che ha il compito di elevare alla dignità di prova gli indizi raccolti, si è dimostrata inadeguata, improfessionale, incapace, come apertamente dichiara la stessa sentenza di assoluzione.

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