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La zona industriale di Crotone è terra di nessuno. Dove sono i finanziamenti per la videosorveglianza?

Due furti in dieci giorni. Che per l’Arredo Inox (come per ogni altra azienda che li subisce) vogliono dire macchinari fermi e produzione bloccata. Ma vogliono dire anche scarsissima sensazione di sicurezza, la ragione che porta tanti imprenditori a chiedersi quotidianamente se valga la pena investire nel territorio crotonese.

All’Arredo Inox, il cui proprietario Alessandro Cuomo da Crotone non se ne vuole andare, si sono messi in gioco in prima persona i dipendenti, che stanno facendo dei turni di notte per provare ad evitare i furti.

Ma quello che fanno in questa azienda non è giusto, non è corretto; non è così che deve funzionare. Perché è lo Stato a dover tutelare i cittadini, e dunque gli imprenditori; e perché (nella fattispecie) esistono organismi creati apposta per aiutare l’imprenditoria, che ricevono finanziamenti pubblici per fare funzionare aree industriali come quella crotonese. L’organismo in questione si chiama Corap, l’ente pubblico che ha sostituito i vecchi “nuclei industriali”. Il suo compito – si legge sul sito – è “promuovere le condizioni necessarie per la creazione e lo sviluppo di attività produttive in tutti i settori economici, gestendo, altresì, numerosi agglomerati industriali. L’obiettivo primario è quello di favorire il sorgere di nuove iniziative imprenditoriali e implementare e potenziare le attività esistenti”.

In che modo non è molto chiaro, specie se si fa un giro nell’area industriale di Crotone. Che è usata come discarica a cielo aperto, anche di rifiuti pericolosi, e poi viene sistematicamente depredata. I capannoni vuoti sono stati letteralmente spogliati di qualsiasi cosa si potesse portare via, addirittura con dei furgoni. In molti tratti l’impianto di illuminazione non funziona perché i cavi sono stati asportati. E poi erba alta, buche nell’asfalto, a dare un generale senso di abbandono che mal si concilia con i buoni propositi palesati dal Corap. Una delle note più dolenti è la videosorveglianza pubblica, pagata con ben due progetti da svariate centinaia di migliaia di euro, praticamente identici tra loro, ma di fatto mai entrata in funzione. Una delle domande, dunque, è che fine abbiano fatto i finanziamenti erogati per installare le telecamere e metterle in funzione.

La ricchezza su un territorio non è portata dal reddito di cittadinanza, è portata dalle imprese. Ma quali imprese volete che partano se mancano i presupposti basilari perché possano funzionare bene? Ha senso parlare di 5 g in un luogo in cui manca l’acqua, non si riesce neppure a tagliare l’erba e portare via la spazzatura o, peggio, ad evitare furti e razzie?

Nonostante tutti questi interrogativi, tutte queste perplessità, secondo Alessandro Cuomo vale ancora la pena investire nel nostro territorio, lottando perché le condizioni minime di sicurezza e legalità siano garantite, perché ciascuno sia chiamato alle proprie responsabilità. E con una proposta interessante da mettere sul tavolo

f.t.

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