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L’Abbazia Florense, il luogo che custodisce lo spirito di Gioacchino da Fiore

E’ uno dei monumenti religiosi più suggestivi ed importanti della Calabria, capace di dare una fortissima identità a tutto un territorio, che anzi nasce e cresce proprio attorno ad esso. Perché è proprio attorno all’Abbazia Florense che nasce il centro abitato di San Giovanni in Fiore. Attorno a quella struttura imponente e profondamente ispirata nella sua austerità, che nel nome del diritto abbaziale poteva ospitare e proteggere chiunque volesse fermarsi nei suoi immediati dintorni.

Di recente restituita all’originaria sobrietà grazie ad un corposo restauro, l’Abbazia florense compendia in pieno il pensiero teologico di Gioacchino da Fiore, abate e teologo dalle intuizioni profetiche nato a Celico nel 1130. Fu lui a volerla in questo luogo, dopo che un incendio aveva distrutto il suo primo insediamento a Jure Vetere. La morte gli impedì di vederne la realizzazione, ma sorprende quanto l’Abbazia sia comunque fedele alle sue idee, esemplificate in scritti in cui è egli stesso a presentare le tre principali attività dell’uomo: il lavoro manuale, la dottrina e la preghiera.

La chiesa è ad un’unica, grande navata, solenne ed austera secondo l’ideale di povertà perseguito. Nell’abside si apre una finestra circolare, inscritta all’interno di un triangolo formato da tre piccole aperture, anch’esse circolari. Splendido l’altare barocco in legno dorato. E nella cappella a destra, proprio sopra la cripta, sono custodite le spoglie di Gioacchino. La sua dottrina, i suoi insegnamenti vengono oggi portati avanti da don Ruben Cruz, che oltre alle celebrazioni di rito, l’11 agosto di ogni anno organizza un pellegrinaggio sui luoghi di Gioacchino da Fiore.

La divulgazione del pensiero di Gioacchino da Fiore, della sua teoria teologica, sono affidate pure al famoso Liber Figurarum, la più bella raccolta di teologia figurale e simbolica del Medio Evo. Le pagine originali – concepite da Gioacchino in tempi diversi e poi messe insieme poco dopo la sua morte – si trovano in tre distinte copie ad Oxford, Dresda e Reggio Emilia, ma in una navata laterale dell’Abbazia è possibile ammirarne alcune litografie, che ben spiegano il complesso pensiero teologico dell’abate, interamente basato sulla Trinità. Un pensiero che secondo illustri storici avrebbe, tra l’altro, avuto un’influenza molto forte sul pensiero e dunque sulla poetica di Dante Alighieri, che con quelle teorie avrebbe animato la sua Divina commedia

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