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L’alberello Enotrio protagonista al Vinitaly

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L’antichissima cultura legata alla coltivazione della vite e la storia straordinaria ed affascinante legate all’Alberello Enotrio sono al centro del convegno in corso al Vinitaly di Verona, organizzato nell’ambito del progetto di comunicazione integrata Magna Grecia Lifestyle, con il sostegno di Io Scelgo Calabria e la collaborazione di Video Calabria e Local genius. Un argomento dal grande fascino culturale, ma anche dal potenziale immenso sotto il profilo del marketing territoriale. Perché si parla di coltivazione della vite con la tecnica del palo secco, vale a dire un palo di legno oppure una canna; un tipo di coltivazione che è addirittura antecedente alla cultura magnogreca del vino ed è caratteristica specifica di alcune zone della Basilicata e della Calabria.

Da uno studio attento delle fonti storiche e dei trattati di vitivinicoltura si può ipotizzare che furono gli Enotri a inventarla oppure comunque a ergerla a sistema di coltivazione della vite, insegnando di fatto questa tecnica a tutti i popoli successivi, compresi i coloni che diedero vita alla Magna Grecia.
Si tratta, dunque, di un fortissimo marcatore d’identità territoriale, da riscoprire e valorizzare, perché potrebbe caratterizzare con precisione la nostra regione, con tutto quello che ciò comporta in termini di marketing territoriale.
Di questo si è parlato quest’oggi nello stand calabrese del Vinitaly di Verona. Massimo Tigani Sava, giornalista e scrittore, direttore di Local Genius e ideatore di Magna Grecia Lifestyle ha illustrato il suo studio ricco di fascino agli esperti del settore vitivinicolo calabrese. Proponendo l’alberello Enotrio a patrimonio dell’Unesco.

Quasi tutti i trattati di vitivinicoltura – ha spiegato Tigani Sava – raccontano lo spostamento della civiltà vitivinicola da Oriente verso Occidente, fino in Magna Grecia a Sud, e nel mondo Etrusco a nord, dove però il modello di coltivazione prevalente è quello della “vite maritata”, cioè della vite lasciata crescere attorno ad un un albero. Gli stessi trattati parlano, però, anche della florida Stagione Enotria che diversi secoli prima della nascita della Magna Grecia si caratterizza proprio per la sapiente coltivazione della vite e per la produzione di vini. L’origine stessa del nome Enotri si ricollega non solo al vocabolo che identifica il vino (oinòs), ma anche a oinotron (che è il palo secco della vite). Ora, dice Tigani Sava – assodato che l’allevamento con palo secco della vite rappresenta una rivoluzione epocale nella storia della vitivinicoltura, questo può significare o che lo inventarono gli Enotri in Calabria e Lucania, oppure che in quegli stessi territori gli Enotri portarono questa tecnica al suo sviluppo più alto, segnando una tappa di importanza assoluta, che oggi viene discussa e rivalutata.
Una tappa che, comunque sia, caratterizza in modo identitario, unico e distintivo, almeno una parte della produzione vitivinicola regionale. Con tutto il Buono che ne consegue sotto il profilo non solo culturale, ma di marketing territoriale e del vino che è implicito in questa riscoperta.

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