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L’Albergo delle Fate in rovina, dalle star del cinema alla decadenza odierna

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E’ diventato, suo malgrado, l’immagine più forte ed emblematica del declino della Sila piccola catanzarese. Il “Grande Albergo delle Fate” di Villaggio Mancuso, icona del turismo montano calabrese del secondo dopoguerra, è chiuso ormai da anni, salvo sporadiche aperture, e adesso rischia perfino di cadere a pezzi. Un processo di degrado, lento e apparentemente inesorabile, ai danni di un monumento all’intrapresa turistica d’altri tempi, in corso da anni e condito da contese, anche legali che, di fatto, stanno decretando la morte lenta di un pezzo importante della storia dell’ospitalità e dell’hotellerie di qualità. Tutto questo in un’area che pure ha conosciuto stagioni di grande interesse e, anche, di glamour, con la presenza di star del cinema e dello spettacolo come Sophia Loren, Silvana Mangano e Amedeo Nazzari. Questi ultimi due interpretarono “Il lupo della Sila” (1949), girato nella zona. E ancora Vittorio Gassman, Giovanna Ralli, Gigi Proietti e Oreste Lionello. L’albergo divenne anche set cinematografico per un film, “La ballata dei mariti”, con Aroldo Tieri e Marisa del Frate.

L’incuria, con strutture cadenti, porte sbarrate e segni sempre più evidenti di un disfacimento che avanza di giorno in giorno, si sta impossessando della struttura, pensata e realizzato negli anni ’30 del secolo scorso da quell’autentico pioniere del turismo montano che fu Eugenio Mancuso. La realtà attuale, a nuovo millennio inoltrato, è tutt’altra cosa. Niente a che vedere, purtroppo, con l’atmosfera fiabesca che aveva spinto a dare quel nome evocativo alla costruzione di un manufatto realizzato da manodopera locale, coadiuvata da un manipolo di mastri d’ascia scesi nel cuore della foresta calabrese dalle valli alpine del Veneto. Abbandono che appartiene anche alle molte, non tutte per fortuna, caratteristiche casette in legno che lo circondano.

Ma l’aria di innegabile disarmo che aleggia attorno al “fu” Grande Albergo delle Fate si respira un po’ dovunque nel verde dei giganteschi pini larici che presidiano l’altopiano. Da Villaggio Mancuso a Racise, da Monaco a Ciricilla, infatti, le cose non vanno certamente meglio per le altre strutture che, per decenni, hanno rappresentato poli di attrazione e vanto dell’offerta turistica del versante catanzarese dell’altipiano. Spettrale, ad esempio, tra una selva di cartelli “vendesi”, è l’aggettivo che si può utilizzare per il camping “Racise”. É stato meta fino a pochi anni fa di migliaia di campeggiatori provenienti, oltre che dalla Calabria, anche da Sicilia e Puglia. Almeno fino quando l’Arssa, ex Esac e ora Arsac, impose le catene ad una struttura che, di sicuro, avrebbe avuto ancora ragione di esistere. Adesso, a ricordare il camping, c’è solo un cartello che parla di lavori in corso ma su cui non c’è una data di conclusione. L’associazione “Campeggiatori della Sila”, che più volte ha sollevato il problema, è ancora in attesa di un cenno di riscontro.

Ancora più pesante è la sorte toccata alla sciovia di Ciricilla, pista per amanti degli sport invernali, sottoposta, sempre dall’ex Esac, ad un’eutanasia che l’ha cancellata, ponendo fine così all’unico impianto di risalita esistente in provincia di Catanzaro. I problemi esistono, ma non è d’accordo con chi parla di crisi il sindaco di Taverna, Sebastiano Tarantino. “L’Albergo delle Fate è proprietà di un privato – dice – e senza un atto di donazione da parte della proprietà, noi, purtroppo, abbiamo le mani legate. Non possiamo fare nulla e tanto meno proporre progetti di recupero, che rischiano di rimanere sulla carta. Eppure, ci siamo mossi in tal senso, anche facendo riferimento all’utilizzo di fondi regionali, ma dalla proprietà non abbiamo avuto alcun cenno di assenso. Anche per quanto riguarda la sciovia – aggiunge Tarantino – abbiamo contattato l’Arsac ma, al momento, non abbiamo ricevuto alcun tipo di risposta. Stessa cosa è accaduta con il camping. Per quanto ci riguarda stiamo facendo molto per rilanciare la Sila”. (Ansa)

Le foto sono di Vincenzo Stranieri