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L’assalto al caveau autorizzato dalla ‘ndrangheta crotonese. I nomi dei sette arrestati

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Sono sette le persone arrestate, ed altre risultano indagate, nell’operazione che ha ricostruito l’assalto al caveau della Sicurtransport di Catanzaro. I calabresi sono: Giovanni Passalacqua, 52, alias “U Gigliotti”, già noto alle forze dell’ordine, di Catanzaro; Leonardo Passalacqua, 44, alias “Nanà”, già noto alle forze dell’ordine, di Catanzaro; Nilo Urso, 41, imprenditore di Rossano (Cosenza); Dante Mannolo, 42, imprenditore di Cutro (Crotone); Cesare Ammirato, 69, imprenditore di Catanzaro; Massimiliano Tassone, 49 anni, dipendente della Sicurtransport di Catanzaro.

Per il gruppo dei pugliesi è finito in carcere solo Mario Mancino, 42 anni, già noto alle forze dell’ordine, di Cerignola (Foggia), mentre altri presunti componenti della banda risultano indagati.

“Un assalto paramilitare portato a termine dalla criminalità foggiana specializzata in questo tipo di rapine con l’appoggio di basisti locali e il beneplacito di chi questo territorio controlla e comanda”. Così il questore di Catanzaro Amalia Di Ruocco ha sintetizzato le indagini sul colpo al caveau dell’istituto di vigilanza “Sicurtransport” di Catanzaro. Sette i fermi eseguiti dalle Squadre mobili di Catanzaro e Foggia sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Lo stesso magistrato, durante la conferenza stampa, ha spiegato di essere rimasto “colpito da quell’episodio tanto violento e cruento. Non era affatto facile – ha aggiunto – eppure è stata realizzata un’indagine da studiare nelle scuole di polizia giudiziaria che ha individuato gli specialisti che già avevano fatto colpi simili in altre parti d’Italia e il ruolo di Giovanni Passalacqua esponente della criminalità rom catanzarese. Questa inchiesta conferma per l’ennesima volta che i cosiddetti zingari hanno ormai compiuto da tempo un salto di qualità nell’attività criminale. Passalacqua infatti per mesi tiene le fila di tutto il progetto e pianifica ogni singola operazione”.

Un dato sottolineato anche dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto che ha svelato come le cosche crotonesi abbiano “autorizzato il colpo”. I clan hanno ricevuto in cambio parte dei profitti. A raccontarlo agli inquirenti è stata una nuova collaboratrice di giustizia. La donna solo poche settimane fa si è rivolta alla polizia temendo per la sua vita dopo essere stata accusata di aver rubato parte del bottino. Sarebbe stato proprio il marito a progettare la rapina con la complicità del responsabile della sicurezza di Sicurtransport per la Calabria Massimiliano Tassone e a rivolgersi poi agli specialisti foggiani. Il colpo, ha spiegato il capo della Mobile di Catanzaro Nino De Santis, sarebbe dovuto avvenire in estate. Ma alla questura di Reggio arrivò una segnalazione anonima che fece saltare i piani del gruppo. Del commando avrebbe dovuto far parte anche Vito De Biase che invece venne estromesso. L’uomo è stato assassinato nel gennaio scorso. Tra le persone finite in manette anche due insospettabili imprenditori Nilo Urso di Rossano e Cesare Ammirato di Catanzaro che dietro ricompensa avrebbe dato supporto logistico alla banda. Il capo della Mobile di Foggia Roberto Petitto, che ha collaborato alle indagine fin dalla notte della rapina, ha affermato che “il gruppo ha grande conoscenza delle tecniche militari, basti pensare che il colpo è stato portato a termine in appena 11 minuti”. “È la prima volta che viene certificata la collaborazione tra clan calabresi e criminali foggiani” ha sostenuto il funzionario dello Sco Eugenio Masino. “Una banda – ha aggiunto – pericolosissima, capace di organizzare colpi non solo in Italia ma anche all’estero, in particolare in Germania”.

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