domenica, 14 luglio 2024

Le mani di camorra e ‘ndrangheta sulle attività economiche di Roma

Blitz della DIA che ha portato all'arresto di 18 persone ed il sequestro di oltre 130 milioni di euro; in totale sono 57 gli indagati

La Direzione Investigativa Antimafia ha arrestato – su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma – 18 persone, di cui 16 in carcere e 2 ai domiciliari, per associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa, estorsione, usura, armi, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti in attività economiche – reati aggravati dalla finalità di aver agevolato i clan di camorra Mazzarella-D’Amico, delle cosche di ‘ndrangheta Mancuso e Mazzaferro, e del clan Senese. In totale sono 57 gli indagati.

Secondo le indagini, avviate nel 2018, gli inquirenti avrebbero svelato l’esistenza di due associazioni per delinquere che avrebbero riciclato denaro infiltrandosi in attività imprenditoriali quali il cinema, l’edilizia, la logistica, il commercio di auto e di idrocarburi. Sarebbero state costituite numerose società “fittizie” per emettere false fatture grazie al supporto fornito, tra gli altri, da imprenditori e da liberi professionisti.

Dalle indagini sarebbe emersa la creazione, grazie all’appoggio di soggetti criminali romani e camorristici, di una complessa rete di società “cartiere” intestate a prestanome attraverso le quali riciclare ingenti somme di denaro proveniente dai clan campani. Sempre dalle investigazioni sarebbe emersa una convergenza di interessi di mafie storiche e nuove mafie, del clan Mazzarella-D’Amico, Mancuso e Mazzaferro e della famiglia Senese nel settore del commercio illecito degli idrocarburi, racchiusa in un’altra autonoma associazione criminale, collegata alla prima, operante sulla Capitale e ramificata in altre regioni del Paese. Anche in questo caso, sarebbe emersa l’esistenza una struttura organizzata che attraverso altre società cartiere, finanziate dai clan campani e calabresi, avrebbe acquisito il controllo di depositi fiscali di idrocarburi, funzionali alla realizzazione delle attività di riciclaggio.

A corredo delle accuse mosse, i componenti delle due organizzazioni avrebbero commesso anche estorsioni e delitti di usura per legare a sé gli imprenditori indispensabili per alimentare l’illecito profitto. In tale contesto, sarebbe emersa la violenza delle due associazioni, sia per la forza di intimidazione derivante dagli stretti legami con le organizzazioni criminali mafiose, sia per la disponibilità di armi da guerra e comuni da sparo.

Il G.I.P. ha inoltre disposto il sequestro di società attive nel settore cinematografico e il sequestro di oltre 130 milioni di euro.

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