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L’eccellenza del Moscato di Saracena e il suo antichissimo metodo di vinificazione

Infostudio Local racconta la storia di Luigi Viola e dei suoi figli, che hanno recuperato e valorizzato una produzione che stava scomparendo Scritto da: FRANCESCA TRAVIERSO

Quella del Moscato di Saracena è una delle tante storie dai tratti unici che la Calabria sa regalare in ogni suo angolo. La storia di un’impresa che nasce dalla passione, dalla lungimiranza, dalla forte determinazione a non veder scomparire un’eccellenza che non ha eguali.

Qui la natura ha selezionato nel corso dei secoli i vitigni più adatti al particolarissimo microclima, che risente dell’influsso del mare e gode della protezione del massiccio del Pollino. Gli uomini, invece, hanno affinato il metodo di vinificazione, che è unico al mondo, e che per lunghissimo tempo è stato tramandato oralmente. Quando negli anni 50 l’emigrazione ha minacciato la sopravvivenza dei vigneti, la produzione del Moscato ha rischiato seriamente di scomparire. Per lo meno fino a quando Luigi Viola, insegnante elementare con la passione per i vigneti, ha deciso che una tradizione così particolare meritava non solo di continuare a vivere, ma di essere conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Nasce così l’avventura delle Cantine Viola, grazie alla tenacia di quest’uomo che ha saputo condividere la sua passione con la sua famiglia, contagiando positivamente anche i suoi tre figli.

In poco tempo il Moscato di Saracena ha conquistato prima i tecnici del Gambero Rosso, e poi Slow food, affermandosi rapidamente a livello internazionale.

Nella determinazione dei sentori, dell’aroma, del colore, un ruolo fondamentale ce l’ha l’antichissimo metodo di produzione, che prevede la vinificazione separata dell’uva moscato. Il mosto ottenuto vinificando le uve malvasia e guarnaccia viene concentrato per aumentare il tenore zuccherino, mentre l’aroma ed il gusto particolari provengono dall’uva moscatello, raccolta e appassita alcune settimane prima della vendemmia. Gli acini disidratati vengono selezionati, schiacciati manualmente e quindi aggiunti al mosto concentrato. Al termine della lunga e lenta fermentazione si ha un passito color giallo ambra con riflessi aurei, dall’aroma intenso e dal sapore di miele, fichi secchi, frutta esotica.

A incidere sulle caratteristiche specialissime di questo vino è anche la posizione geografica dei territori che ospitano i vigneti, a 350 metri sul livello del mare. Da est ricevono le correnti di aria mite che dallo Jonio attraversano la piana di Sibari – spiega Claudio Viola – A nord la catena del Pollino li ripara dai venti freddi. Queste condizioni creano un microclima con sensibili escursioni termiche che consentono alle uve di raggiungere un’alta concentrazione di profumi.

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