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L’EDITORIALE A Catanzaro lo Stato c’è! Procura e Forze dell’ordine accanto ai cittadini che chiedono sicurezza

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

A Catanzaro lo Stato c’è! Procura della Repubblica e Forze dell’ordine hanno dimostrato ancora una volta di essere vicine ai cittadini che chiedono sicurezza e serenità. L’enfasi di questa riflessione giornalistica non è casuale, ma voluta. Gli esiti dell’operazione “Aesontium” sono stati spiegati ieri mattina dal Procuratore distrettuale Nicola Gratteri, con accanto i procuratori aggiunti Vincenzo Capomolla (vicario) e Giancarlo Novelli, il neo questore Maurizio Agricola, il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Antonio Montanaro. Presenze che hanno anche un elevato valore simbolico: una testimonianza di solidità, coesione, efficienza, controllo ragionato del territorio. L’indagine, molto complessa e articolata, durata alcuni anni e avvantaggiatasi dell’ausilio di tecnologie avanzate, ha portato a numerosi arresti e denunce, per reati inerenti il traffico e lo spaccio di droga, il furto, la detenzione e il porto abusivo di armi, ma anche estorsioni e ricettazioni. Al di là delle specifiche responsabilità dei singoli che verranno accertate dai giudici nei Tribunali (perché l’Italia è un Paese in cui vige lo Stato di diritto), “Aesontium” ha messo in luce scenari conosciuti dalla popolazione e più volte denunciati da diverse rappresentanze sociali. Scenari che hanno reso più insicura la vita dei cittadini e la quotidianità di quelle persone “normali” che, ahimé, fanno sempre meno notizia, che troppo spesso non hanno voce e appaiono in secondo piano rispetto ai protagonisti di fenomeni allarmanti. Il Procuratore Nicola Gratteri è consapevole di questo sentire comune e ieri, in conferenza stampa, ha affermato: «Un’indagine che riguarda il territorio, il quotidiano degli abitanti di Catanzaro. L’angoscia della macchina rubata, della droga venduta anche in pieno giorno, di interi quartieri che erano sotto il controllo di famiglie che sistematicamente vivevano vendendo droga. Anche questo tipo di indagini sono importanti, perché noi dobbiamo preoccuparci anche della qualità della vita dei cittadini». Ha chiosato il Procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla: «Due organizzazioni criminali, sulla base del quadro indiziario, che si sono coagulate attorno a due gruppi familiari e che operano nella zona Sud della città di Catanzaro controllando sostanzialmente il quartiere in cui esercitano la loro influenza e il mercato fiorente dello spaccio dello stupefacente. L’importanza dell’indagine sta anche nella convergenza delle energie investigative della Squadra mobile e dei carabinieri della Compagnia di Catanzaro».
Lo Stato c’è e si è fatto sentire, nel rispetto della legge, ridando speranza alla comunità e restituendo a tanti padri di famiglia l’orgoglio di chi sfacchina dalla mattina alla sera per portare a casa uno stipendio appena sufficiente. Ad un onesto lavoratore può anche capitare di sentirsi un “fesso” nel constatare che sotto casa propria ne accadono senza ritegno di tutti i colori, e se qualcuno, senza troppe preoccupazioni, può spacciare droga sul lungomare o in vari punti della città, accumulando soldi facili e rendendosi peraltro fastidioso. Ma gli uomini in divisa osservavano e monitoravano, con il coordinamento della Procura. L’anonimo padre di famiglia, svegliandosi la mattina presto per recarsi al lavoro, non si sentirà più un “fesso” e potrà gridarlo forte ai propri figli!
Una considerazione non secondaria emerge dai contenuti dell’inchiesta. Se c’è chi vende un chilo di cocaina al mese, o giù di lì, in una comunità abbastanza piccola, vuol dire che c’è più di qualcuno che la consuma, magari con assiduità. Il fenomeno è preoccupante, e forse crescente. In una società che ha fatto del consumismo più sfrenato l’ideologia prevalente, in troppi fanno ricorso agli stupefacenti, anche pesanti. A questo punto il problema è di ordine sociale, piuttosto che giudiziario. Tra spinelli, sniffate, siringhe ed altra robaccia che circola per notti insonni e da “sballo”, c’è poco da stare sereni. A costo di apparire antiquati o “conservatori”, un appello va lanciato alle istituzioni e alla politica: occorre immediatamente ridare impulso alla testimonianza di valori e modelli che rifiutano la droga a vantaggio di stili di vita più sani e più corretti. La povera semplicità di un tempo è svanita, a vantaggio di una presunta “modernità” che devasta le menti e i rapporti fra le persone. Siamo in ritardo, ma occorrerà iniziare a parlarne in maniera seria. Sia chiaro a tutti che non è un problema da poco!

Fotografia pubblicata: un momento della conferenza stampa di ieri mattina a Catanzaro (operazione “Aesontium”)

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