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L’EDITORIALE – Appuntamento con la storia per Catanzaro, il nuovo sindaco-leader e il blocco sociale dominante

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Catanzaro ha bisogno di avviare una nuova fase politica, sociale ed economica. Lo si avverte da tante diffuse sofferenze. Catanzaro è un capoluogo di regione che non svolge appieno la propria funzione. Catanzaro ha scarso peso in ambito regionale, né può essere annoverata fra le città del Sud che contano e guidano i processi strategici. Catanzaro non ha un grande progetto né per il presente né per il futuro, vicino o lontano che sia. Voglio dirlo subito, per stroncare ogni possibile addebito di natura strumentale o demagogica, che peraltro non fa parte del mio repertorio. Addossare alla sola politica le colpe di questa condizione di oggettivo ritardo non è corretto. Anzi, penso proprio che la politica sia il riflesso, la conseguenza diretta di un malessere ben più profondo. Ho sostenuto molte volte che le responsabilità primarie del ruolo storico secondario che Catanzaro gioca ormai da troppi anni in ambito regionale e meridionale devono essere attribuite alle classi dirigenti nel loro complesso. La politica è solo un mezzo che le classi dirigenti, e il popolo, hanno per raggiungere gli obiettivi. Ma se sono assenti, o insufficienti, o precarie le spinte provenienti dal basso, la punta dell’iceberg non può che essere debole. Catanzaro ha registrato il fallimento plurigenerazionale – come non dare ragione a Gramsci! – del suo blocco sociale dominante. Un blocco sociale che, nel suo complesso e pur non ignorando gli esempi positivi comunque emersi, non ha amato la propria città, non ha saputo o non ha voluto farla crescere, non ha saputo o voluto esaltare le sue energie migliori. Il blocco sociale dominante ha avuto con la politica un rapporto povero di contenuti, intriso solo di interessi parziali, non necessariamente illeciti o illegittimi, ma miopi sì, egoistici, privi di quella potenza costruttrice che ha reso importanti, belle, famose, armoniose tante città del Centro-Nord del Paese. Quelle città che per anni una parte consistente del blocco sociale dominante ha privilegiato per gli studi dei propri figli, o per la loro specializzazione, o finanche per incentivarne una loro definitiva sistemazione con l’acquisto di case costose, con importanti sostegni economici iniziali o duraturi. Un finto amore per Catanzaro, quantomeno parziale, limitato magari ai colori giallorossi, alle periodiche abbuffate di morzello, o alle atmosfere nostalgiche dei pochi giorni d’agosto, è l’espressione pulsante di un fallimento collettivo e non di un attaccamento attivo e fattivo. L’identità culturale va vissuta nel quotidiano, alimentata di continuo, difesa, tutelata, valorizzata e non contemplata con rigurgiti arcadici. E questo ragionamento non c’entra nulla con la vitale libertà di movimento propria del mondo globalizzato, per cui puoi decidere di andare a vivere ad Haiti o in Normandia, così come a Taverna o a Borgia. Catanzaro, piuttosto, è stata lentamente desertificata, indebolita, sacrificata, in diversi casi anche sfruttata e spremuta. L’aggressione cementificatrice, troppo spesso senza gusto, a un centro storico bellissimo e ad una marina vergine che avrebbe meritato ben altri destini, è l’errore storico più pesante che porta in calce la firma del blocco sociale dominante, inteso nella sua accezione più ampia. Non voglio generalizzare, non voglio ignorare le diverse cose positive, ma sono costretto a cogliere e proporre il senso generale di una realtà che merita di essere modificata al più presto.
Il nuovo sindaco di Catanzaro dovrà avere la forza, a partire dai messaggi lanciati in campagna elettorale, di esprimere concetti coraggiosi, di farsi portatore di una rivoluzione culturale prima che politica. Le stesse energie profuse in questi decenni da tanti consiglieri comunali o circoscrizionali volenterosi e preparati avrebbero potuto essere indirizzate verso obiettivi alti e comuni, capaci di intercettare i bisogni più profondi di una collettività nella quale, nel tempo, sono emerse anche tante figure volutamente isolate o ignorate. Il nuovo sindaco di Catanzaro, se si vuole cambiare davvero, dovrà essere un leader, non un amministratore. È da rigettare la visione limitante del sindaco-amministratore, perché per amministrare l’ordinario, con puntualità, rigore ed efficienza le norme vigenti assegnano compiti ben precisi ai ben remunerati dirigenti e agli stessi assessori. Il nuovo sindaco dovrà essere prima di tutto un intellettuale, un uomo dotato di visione, un generoso enzima catalizzatore di tantissimi apporti provenienti da ogni settore della società, un vero amico del popolo e un alleato dei ceti sociali più illuminati. Il nuovo sindaco dovrà, sul piano politico, avere la forza e la determinazione di richiamare alle proprie responsabilità il blocco sociale dominante, per cui dovrà essere innanzi tutto un uomo libero.
Questo ragionamento non vuole essere un giudizio negativo sul passato, per cui un grazie sincero deve essere inviato a tutti i protagonisti, nel tempo, di azioni comunque ragguardevoli, meritevoli di attenzione, finanche in sintonia con ipotesi di sviluppo rimaste però incompiute. Operare al Sud non è semplice e chiunque ottenga qualche risultato è un eroe. Amministrare Comuni al Sud è impresa ardua. Oggi più che mai, però, Catanzaro è chiamata ad affrontare un momento storico caratterizzato da cambiamenti epocali. Il rischio che Catanzaro diventi una piccola cittadina (anche insignificante?) di un Mezzogiorno in irreversibile crollo demografico è altissimo. Necessita uno sforzo corale attorno a leader riconosciuti. I leader non si misurano solo dai voti che riescono a rastrellare sul piano personale. I voti, ai leader, li danno tutti coloro i quali siano davvero intenzionati ad avviare seri percorsi di cambiamento!

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