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L’EDITORIALE – Catanzaro e il nuovo corso della politica imposto da Mario Draghi. Sintonia o decadenza?

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

L’era Mario Draghi ha cambiato per sempre la politica italiana. L’avvento, e soprattutto la grande efficacia, lo stile e l’autorevolezza di Draghi, hanno spiegato un concetto apparentemente semplice, ma in verità rivoluzionario in un Paese che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale aveva optato per il primato dei partiti. Partiti che, morta la generazione dei De Gasperi, sarebbero diventati sempre di più partitocrazia, occupazione del potere fine a se stessa, degenerazione clientelare, privilegio insopportabile. Tanto che, crollato il Muro di Berlino, e venuta meno l’esigenza degli Usa di sopportare classi dirigenti politicamente deboli ma utili sul fronte internazionale, il castello dei partiti crollò inesorabilmente. Dal 1992 sono trascorsi trent’anni prima che, anche “grazie” all’emergenza Covid e a mutate strategie dell’Ue, si giungesse alla soluzione Mario Draghi. Un nuovo inizio, ma anche un punto di non ritorno. I partiti lo hanno capito fino in fondo? Non sembrerebbe, perché la miope ambizione dei singoli supera il ragionamento politico alto e capace di tener conto di tutte le variabili mutate. Due i fattori di cambiamento epocali che non consentiranno, per almeno una decina d’anni, che un “laqualunque” qualsiasi possa sedere a Palazzo Chigi: il potente investimento finanziario Ue per uscire dalla crisi-Covid e le mutate strategie Usa nel Mediterraneo e nel confronto con il colosso Cina. Il resto sono chiacchiere da politicume inutile, sorretto talora da forme di inquinamento sulle quali ci sarà da ragionare in maniera più approfondita. Passando dal quadro nazionale ed europeo a quello calabrese, non è certo un caso, lo avranno capito in molti, che Roberto Occhiuto, forte di un’esperienza politica non localistica, abbia inquadrato bene la situazione, decidendo di compiere un salto di qualità enorme rispetto al passato. Occhiuto sta alzando l’asticella e si comporta, anche al di là del diretto confronto con i suoi predecessori, da statista e non da feudatario assetato di spazi di potere e di gestione attiva. Se saprà continuare, con decisione e senza tentennamenti, a percorrere questo sentiero, ne beneficerà lui e soprattutto la Calabria tutta. Occhiuto ha metabolizzato la lezione Draghi. Non si discosti dalla scia di questa cometa! Ed ora, concludendo il ragionamento, caliamoci in una realtà ancora più piccola: il Comune di Catanzaro. Il confronto politico langue e, finora, sa molto di personalismi, di fazioni in competizione, di posizionamenti non chiaramente ispirati da scelte di ampio respiro. La “gara” nata per le elezioni provinciali ci dice già molto. E soprattutto non è per nulla in atto la ricerca del Mario Draghi di turno che, mutatis mutandis, possa far ripartire Catanzaro su basi nuove. Anzi, accade il contrario. I soliti veti incrociati che si scatenano, magari in maniera sotterranea, per la scelta dei candidati alla poltrona di sindaco, danneggiano i migliori, mentre i residui di una partitocrazia neanche più sorretta dai pilastri della Prima Repubblica, si contendono brandelli di potere e forse immaginano soluzioni deboli pur di poter continuare a gestire, a decidere, a occupare postazioni utili a foraggiare un certo modo di intendere l’impegno pubblico. Non tutto è nero, per carità. Ci sono anche sprazzi di luce. Ma il quadro complessivo non si allontana da un possibile rischio: far pagare a Catanzaro un prezzo ancora alto, destinato a far accumulare ritardi su ritardi, a privare il capoluogo di regione di una visione strategica e di un vasto progetto di sviluppo, a relegare la Città dei Tre Colli ad un ruolo politico secondario rispetto a Cosenza, in primis, a Reggio Calabria e, come si è registrato in queste ultime elezioni regionali, anche rispetto alla più piccola Vibo Valentia. Non si tratta di alimentare inutili e becere lotte di campanile, ma di riuscire a rispettare il corso della storia e di dare il giusto peso a una comunità, quella Catanzarese, che è ricca di genio, di professionalità adeguate, di competenze certe, e se vogliamo anche di autentica passione civile. Lanciamo quindi l’allarme: Catanzaro ha bisogno del suo Mario Draghi e non di un pinco pallino qualsiasi nato dalle mediazioni al ribasso fra fazioni di partitocrazia consunta. Un editoriale a parte meriterà il silenzio inquietante di una certa alta borghesia cittadina che ha tratto solo vantaggi dalla debolezza della politica. Ne parleremo a breve!

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